domenica 25 febbraio 2018

Le croci tuareg




La principale forma d’arte dei Tuareg si esprime nella decorazione, che va dalla sella dei cavalli, al cuoio, al metallo. Le decorazioni sui metalli sono chiamate Trik ed è con queste che si esprime la loro migliore creatività, spesso tramandata da padre in figlio. Collane, bracciali, anelli  e soprattutto le croci non sono solo ornamenti, ma hanno un significato particolare per ogni tribù. Il popolo Tuareg è suddiviso in 21 tribù (kel) ed ogni tribù ha un territorio di riferimento. Ogni gruppo ha una croce propria e ogni croce presenta particolari caratteristiche, nel disegno, nelle incisioni, nelle dimensioni. Questi simboli hanno differenti valenze e significati che vanno dal sociale e politico:( simbolo di appartenenza) magico:(valenza protettiva) decorativo (elegante monile di prestigio), esoterico:( reminiscenza storica di un passato cristiano che il popolo berbero presenta come rivalsa all’ Islâm e agli invasori arabi). È il caso della croce di Agadez, sicuramente la croce più conosciuta nel mondo, e delle altre venti croci che rappresentano altrettante Confederazioni, alle quali viene attribuito il potere di disperdere il male ai quattro angoli della terra attraverso i particolari bracci che le compongono. La loro nascita risale al periodo pre-islamico, influenzate nel loro esistere proprio dal cristianesimo molto diffuso nel grande bacino sahariano tra le popolazioni berbere prima dell’invasione araba. Simbolo dei quattro punti cardinali essa veniva donata da padre a figlio con una frase rituale “Figlio mio ti dono i quattro angoli del mondo, perché non sappiamo dove moriremo”. Originariamente ognuna di queste croci era costituita da un corpo ovoidale sormontato da un anello, con appendici secondarie diverse per ogni tribù. Col passare degli anni la ghianda si è appiattita, anche per motivi legati alla facilità di fabbricazione, arrivando alla sua attuale forma. La croce Tuareg viene realizzata secondo un antichissimo schema. Dapprima viene forgiato un modello grossolano in cera. Da questo viene poi tratto un modello in argilla e cotto in un fuoco generalmente tenuto attivo da un garzone attraverso uno strumento a soffietto di cuoio. La temperatura scioglie la cera dentro la quale si fa la colata d’argento. Una volta raffreddata l’artigiano apre l’involucro d’argilla e, come la perla nell’ostrica, ne trae la croce ancora grezza. Solo dopo averla limata manualmente e decorata la croce prende l’aspetto di prodotto finito. Dopo la croce è importante il triangolo. Il vertice rivolto verso il basso rappresenta la donna come matrice universale, mentre con il vertice verso l’alto rappresenta la montagna cosmica come la piramide in Egitto. Anticamente era il simbolo della dea Tanit che dominava le forze della natura. Il quadrato è, invece, il simbolo della terra, il simbolo del creato, il simbolo del mondo stabilizzato. La chiave realizzata nelle più svariate forme ha spesso una struttura che ricorda figure totemiche, possedendo all’estremità una fessura a mo’ di serratura. Le croci sono realizzate quasi esclusivamente in argento (l’oro non è trattato per ragioni religiose) e quelle di maggior pregio portano sulla faccia posteriore il simbolo dell’artigiano che le ha coniate. Sono portate sia dagli uomini che dalle donne.

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