sabato 30 ottobre 2010

Mondo cinema:" Il tempo dei cavalli ubriachi"

Titolo originale: Zamani baraye’ masti ashba
Un film di Baham Ghobadi. Con Nezhad Ekhtiar-Dini, Amaneh Ekhtiar-Dini, Ayoub Ahamadi, Jouvin Younessi
e gli abitanti della città di Sardab e Banè.  (Kurdistan, 2000)

“Il tempo dei cavalli ubriachi” è un film che mostra, in modo estremamente spiazzante, la vita di un popolo al limite della sopravvivenza. Siamo nel Kurdistan iraniano, in prossimità del confine con l'Iraq,  dove non si lotta per avere una vita migliore, ma solo per avere un pezzo di pane o per comperare un quaderno. Qui si contrabbanda alcool ma si beve the, secondo i precetti islamici che vietano di bere alcolici, un divieto non prescritto ai muli (i cavalli del film), ai quali è fatto bere mischiato con acqua per sopportare il carico e il freddo della montagna. Ma, a volte, queste bestie, stordite e stremate dall’intruglio bevuto e dalla stanchezza, affondano nella neve e rimangano inermi e sfiancate a terra.
In questo luogo gelido, inospitale e punteggiato di campi minati vivono, in condizioni di estrema povertà, cinque tra fratelli e sorelle. Incartano bicchieri al mercato affinché non si rompano durante il trasporto o caricano sulla schiena enormi fagotti per poter guadagnare qualche soldo. Ayoub è il fratello su cui ricade la responsabilità della famiglia, subito dopo la morte del padre . Amaneh, la sorella minore, lo aiuta come può. C’è anche Madi, un ragazzo di quindici anni gravemente malato e menomato che gli altri fratelli adorano e proteggono. Secondo il medico che si reca al villaggio di tanto in tanto, Madi deve necessariamente subire un intervento chirurgico che gli permetterebbe di sopravvivere ma l’operazione costa molto. Ayoub allora decide di lavorare con i contrabbandieri per racimolare il denaro necessario all’intervento, ma nonostante i sacrifici e pur mettendo in pericolo la sua stessa vita, non riesce ad aiutare Madi. Una nuova speranza arriva da un iracheno che vuole sposare Rojin, la sorella maggiore. Pur di contrarre il matrimonio con la ragazza, l’uomo è disposto a contribuire economicamente permettendo a Madi di essere operato ma la sua promessa, non verrà mantenuta…....
Il regista Bahman Ghobadi, già assistente di  Abbas Kiarostami e attore nel film di Samira Makhmalbaf “Lavagne”, in questa sua opera prima ci propone una storia vera con attori che sono i reali abitanti del villaggio. Una storia che ha anche ottenuto un effetto straordinario. Un'equipe medica italiana, facente parte di un’organizzazione di volontariato denominata WOPSEC, si è offerta di recarsi nel Kurdistan per operare Madi e gli altri bambini bisognosi.
Il film ha vinto la  Camera d’Or al festival di Cannes 2000. 


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domenica 10 ottobre 2010

Il Profeta Maometto

“Tu sei l’eletto di Allah”.
Sono queste le parole pronunciate dall’arcangelo Gabriele nella "notte del destino", quella in cui, secondo la tradizione islamica, Maometto scopre di essere stato scelto da Dio come Profeta. Fino a quel momento la sua vita non è molto diversa da quella degli altri bambini della Mecca. Nato intorno al 570 dopo Cristo, orfano di padre e madre, cresce nella città araba sotto la custodia di uno zio paterno che a 12 anni lo porta con sé, per la prima volta, in una spedizione commerciale. In quello che avrebbe dovuto essere un viaggio di iniziazione ad una vita da mercante, Maometto incontra alcuni monaci eremiti cristiani che gli predicono la missione profetica. A 26 anni, afflitto da difficoltà economiche, viene assunto come cammelliere da Khadijah, una facoltosa vedova quarantenne che pochi mesi più tardi diventa sua moglie, la prima di nove. E’ un matrimonio felice che dà al Profeta quattro figlie ed un numero imprecisato di maschi.
La prima rivelazione è durante il mese di Ramadan nel 610. Nella “notte del destino” Maometto si trova poco distante dalla Mecca, nella grotta dove è solito ritirarsi per meditare , dorme , ma una luce abbagliante lo sveglia. Gli appare l’arcangelo Gabriele che gli porta una stoffa con incisi caratteri d’oro e gli ordina di leggere. Maometto, che è analfabeta, si scusa dicendo di non saperlo fare, ma l’angelo ripete l’ordine. E infatti il Profeta legge: “ Annuncia il nome del Signore che creò l’uomo…e gli insegnò ciò che ignorava”. Per qualche tempo Maometto diffonde il messaggio divino con prudenza e solamente tra i famigliari, poi, dopo un ammonimento di Gabriele, inizia la predicazione pubblica. I suoi primi seguaci sono poveri e schiavi della Mecca e i suoi discorsi scatenano l’ostilità dei capi tribali che vedono nelle parole di Maometto un terribile pericolo per la tradizione politeista e gli interessi di casta di cui sono custodi. Minacciato di morte nel 622, Maometto decide di fuggire nella più ospitale Medina, dove riesce ad imporsi come capo politico e militare. L’anno di questa emigrazione viene fissato come inizio dell’Era islamica. Negli ultimi decenni della sua vita il Profeta può assistere alla definitiva affermazione dell’Islam. Il suo trionfo si compie nel 630, quando a capo di 13mila uomini, Maometto torna alla Mecca e distrugge i 360 idoli preislamici. Il Profeta muore a Medina, dove ancora oggi si trovano le sue spoglie. 


Ricostruzione immaginaria della originaria Moschea del Profeta, attraverso le informazioni provenienti da Medina Ricerca & Study Center, Medina
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