mercoledì 18 luglio 2012

Le lanterne del Ramadan


Sono tante le tradizioni che accompagnano il Ramadan e alcune di queste, pur non avendo nessun legame con la religione, sono molto sentite, come le fawanees (sing. fanoos o fanus) ossia le bellissime lanterne colorate che in questo mese abbelliscono strade, balconi, negozi e palazzi delle città.
Negli anni passati erano utilizzate dagli “svegliatori”, ossia da quelle persone che, circa un’ora prima dell’alba, giravano con piccolo tamburello e la loro lanterna per svegliare i cittadini che dormivano, in modo che potessero effettuare in tempo il loro sohur, l’ultimo pasto prima dell’inizio di una nuova giornata di digiuno. Ai nostri giorni tale usanza  la si può trovare ancora in alcune città dell’Egitto, soprattutto nelle zone popolari.
Per quanto riguarda l’origine delle fawanees esistono varie storie. Alcune fonti sostengono che la presenza del fanoos durante il Ramadan risalga al regno di Saladino, ma sembra più probabile che tutto abbia avuto inizio un po’ di tempo prima, quando il fatimide Al-Muizz li-Din Allah entrò in Egitto il 15 del mese di Ramadan e gli egiziani lo accolsero con lampade e torce.
Altre fonti invece sostengono che l’ uso delle lanterne era una tradizione natalizia dei cristiani copti e che, quando molti di questi si convertirono all’ Islam, portarono con loro l’usanza dei festeggiamenti con le lanterne fatte di latta e illuminate con candele.
Molte leggende sono nate anche attorno alla figura del califfo fatimide Al Hakim Bi-Amr Illah. C’è chi racconta che durante il suo califfato, le donne fossero autorizzate a lasciare le loro case solo durante  il Ramadan, ma dovevano comunque essere precedute da un ragazzino che portava un fanoos. In seguito queste lanterne vennero utilizzate come strumento per annunciare l'arrivo di una donna e mettere in guardia gli uomini in strada ad allontanarsi. Con gli anni le leggi riguardanti le donne divennero meno severe, ma la tradizione delle fawanees rimase.
Altri raccontano che l’usanza delle lanterne nacque quando il califfo Al Hakim, volendo illuminare le strade del Cairo durante le notti del Ramadan, ordinò a tutti gli sceicchi delle moschee di appendere le fawanees illuminandole con le candele.
Una terza storia invece racconta che una sera il califfo uscì alla ricerca in cielo della linea della luna che avrebbe indicato l’ inizio del mese Sacro e nel suo viaggio si fece accompagnare da bambini che portavano le lanterne e intonavano canti. 
Comunque, qualunque sia stata la sua origine, il fanoos resta un simbolo speciale del Ramadan. Oggi ne esistono di tantissimi tipi, ci sono anche quelle cinesi che riproducono musiche, oppure quelle con le immagini di personaggi famosi tra i bambini come Bakkar, Korombo e tanti altri cartoni animati.
Una settimana prima dell’inizio del mese, le strade egiziane vengono trasformate in capolavori di illuminazione con tantissime fawanees e i bambini giocando con la loro lanterna cantano una tradizionale filastrocca, in arabo egiziano dal titolo "wahawi ya "
La canzone è questa:

Wahawi ya Wahawi                              (metaforicamente  la luce del fuoco) 
Iyuha                                                  (parola che viene utilizzata per rimare) 
Ruht ya Sha'ban                                                (te ne sei andato, o sha’ban)
O Sha'ban                                     (riferimento al mese prima del Ramadan) 
Wi Gheet ya Ramadan                                         (sei arrivato , O Ramadan) 
Iyuha ....  
Bint el Sultan                                                                   (La figlia del sultano) 
Iyuha ... 
LABSA el Guftan                                                          (indossa il suo qaftan ) 
Iyuha ... 
Yalla ya Ghaffar                                                             (Per Dio perdonatore) 
Iduna el Idiya                                                   (facci dono di questa stagione)
Yalla ya Ghafar.





Condividi l' articolo su Facebook

martedì 3 luglio 2012

La leggenda del caffè

Venditore di caffè a Mokha

In Arabia esiste un’affascinante leggenda riguardante l’origine della comunissima bevanda.
Si narra che, nel XV secolo, lo sceicco Alì ibn Omar al-Shadhili, dopo aver bevuto il latte delle sue pecore, avesse sempre molta difficoltà a prender sonno. Pensò allora di fare alcune ricerche e scoprì che le sue greggi si cibavano delle bacche di una pianticella che era rimasta bruciata in un incendio. In vena di esperimenti, lo sceicco preparò un infuso con le stesse bacche, lo bevve e sorpreso dalle sue proprietà eccitanti lo elesse come suo ricostituente guadagnandosi, per questa sua  scoperta, anche la stima di tutti i suoi paesani. Alcuni marinai portoghesi di passaggio nello Yemen e precisamente nella città di Mokha, dove viveva lo sceicco, si trovarono ad assaggiare la nuova bevanda e, sentendosi rinforzati ne apprezzarono talmente  gli effetti benefici che decisero di portarne alcuni sacchi nella madrepatria. Ben presto la ricetta si diffuse in tutta Europa..
La bevanda, attirò anche l’interesse di inglesi ed olandesi e già nel XVII furono aperte le prime botteghe di caffè in Europa: a Vienna, Amsterdam, Londra e Venezia. Le più note compagnie di commercio mandarono i loro delegati per fare scorta delle bacche di caffè, e questo portò alle prime rudimentali relazioni diplomatiche tra continente europeo e l’ odierno Yemen. Il caffè, coltivato nell’entroterra montagnoso (cresce solo ad alta quota), veniva quindi trasportato per chilometri e chilometri a dorso d’asino o di cammello fino ad arrivare al porto di Mokha per poi essere esportato. 
Naturalmente la situazione di monopolio yemenita era scomoda per tutti (eccetto che per lo Yemen); cosicché gli europei si decisero a spostare le coltivazioni di caffè in località più propizie sotto il loro dominio coloniale. Gli olandesi, ad esempio, lo spostarono in Indonesia. Il risultato di questo processo fu la fine della potenza commerciale di Mokha, che divenne irreversibile nel XIX secolo, quando si accompagnò ad un cospicuo calo di popolazione. Tuttavia, a detta di molti la migliore varietà della ormai popolarissima bevanda rimane quella della penisola arabica, che premia la difficile e poco redditizia coltivazione sulle terrazze abbarbicate alle impervie montagne yemenite.

Condividi l' articolo su Facebook