venerdì 25 gennaio 2013

Mondo cinema: Pane e fiore


Titolo Originale: Nun va goldum
Anno: 1996
Regia: Mohsen Makhmalbaf 
Sceneggiatura: Mohsen Makhmalbaf
Interpreti Ali Bakhshi Jozam, Mohsen Makhmalbaf, Elham Mohammad-Amini, Ammar Tafti, Mir Hadi Tayebi, Moharram Zeinalzadeh.




Il regista iraniano Mohsen Makhmalbaf ci propone con “Pane e fiore “ un film semi-autobiografico. Tutto prende spunto da un episodio accadutogli all’età di 17 anni, mentre militava in un gruppo clericale anti scià. Nel 1974, nel tentativo di rubargli la pistola   accoltellò  e ferì un poliziotto. Il poliziotto si salvò ma il regista fu arrestato, torturato, imprigionato per cinque anni e liberato solo nel 1979 durante la rivoluzione islamica. Quindici anni più tardi, dovendo scegliere gli attori per il suo nuovo film dal titolo “Salaam cinema”, e volendo  scritturare solo attori non professionisti, pubblica un annuncio sul giornale. Tra i numerosi candidati, si presenta anche un quarantenne che risulta essere un ex poliziotto. Dopo un po' Makhmalbaf lo riconosce: è lo stesso poliziotto che aveva ferito anni prima. Allora il regista, invece di offrirgli una parte, gli propone di ricostruire in un film quell'evento drammatico. Ognuno di loro sceglierà un giovane interprete per il proprio personaggio, attraverso il quale fornire una versione dei fatti. L'ex poliziotto è molto reticente, c'è di mezzo il ricordo di una ragazza che lui vedeva passare ogni giorno davanti alla sua postazione e di cui si era innamorato. Alla fine però i due giovani vengono scelti ed anzi, a poco a poco, è la loro storia a prendere il sopravvento: quello che fa il poliziotto è interessato solo a salvare una piantina di rose, mentre quello che fa il regista vorrebbe salvare l'umanità e non se la sente di accoltellare il rivale. Il finale è tutto da scoprire….
Il film è stato candidato per il Pardo d'Oro ed ha ricevuto una menzione speciale all'edizione del 1996 del Festival internazionale del film di Locarno. Il titolo originale Nun va goldum significa "un istante di innocenza".

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giovedì 10 gennaio 2013

Il cavallo arabo e le sue leggende



Il cavallo arabo e' una delle razze più antiche al mondo e gode di grande popolarità per  il suo stile e  la sua bellezza, per le sue doti di facile apprendimento e versatilità, per la sua  disponibilità, serietà e bontà di temperamento. E’ imbattibile nelle gare di fondo e può portare grossi carichi. Così viene narrata, secondo  una leggenda beduina, la sua origine:
"Allah disse al Vento del Sud: “Diventa carne  e io farò di te una nuova creatura in onore del mio sacro Nome e per la sconfitta dei miei nemici, affinché tu sia il servitore di tutti quelli che mi sono sottomessi.” E il Vento rispose: “Signore, che sia fatta la tua volontà”. Allora Allah prese una manciata di Vento del Sud vi soffiò sopra e creò il cavallo dicendo : “Il tuo nome sarà Arabo, la virtù risiederà nel ciuffo della tua fronte e porterai sulla tua groppa il bottino sottratto ai tuoi nemici. E' te che ho scelto fra tutti gli animali e farò del tuo padrone il tuo amico. Ti ho dato il potere di volare senza le ali, sia all'attacco che in ritirata; metterò sul tuo dorso uomini che mi loderanno e mi glorificheranno”.
Ma anche un’altra leggenda è legata a questa splendida razza e racconta che in un tempo molto lontano, sotto un cielo coperto di stelle, sulle dune sabbiose del deserto, Maometto si era fermato per riposarsi dal lungo viaggio che stava percorrendo. Guardando le sue splendide giumente, decise di metterle alla prova per vedere se gli fossero davvero fedeli. Le lasciò per tre giorni senza acqua e quando le liberò, tutte si diressero verso il fiume per abbeverarsi. Poco prima di raggiungere la fonte,  esse udirono il suono del corno di richiamo del Profeta, ma solo cinque di queste si diressero immediatamente verso il loro padrone malgrado la sete. Allora Maometto, impressionato da questo comportamento tanto sottomesso, marchiò su di esse una spiga, per distinguerle dalle altre e ancora oggi si può vedere nei cavalli che mostrano uno standard di razza eccezionale, questo simbolo che viene appunto chiamato “il germoglio di Maometto”. Da queste cinque giumente conosciute come “Al khamsa” ( le 5) nacquero, secondo la leggenda, le linee di sangue che ancora oggi esistono. 
Pare inoltre, che questo cavallo, che vive in media 21 anni, sia maggiormente apprezzato dai 7 ai 14 anni come racconta un vecchio proverbio che dice “Sette anni per mio fratello, sette anni per me e sette anni per il  mio nemico”.

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