mercoledì 21 giugno 2017

Normative che regolano il matrimonio nei paesi del Maghreb.

matrimonio marocchino

L'istituzione del matrimonio nei paesi del Magreb (“dove tramonta il sole”), cioè 
Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, ed Egitto è in linea di massima un'istituzione divina, nikah, ed è l'unica unione legittima tra i sessi. 
Il matrimonio è un dovere sia religioso che civile per il musulmano, non è visto in modo favorevole il celibato e tanto meno la donna nubile, che spesso rimane emarginata dalla società, in quanto non “produce”, termine brutto ma veritiero, figli e rimane spesso priva di mezzi di sostentamento. L'uomo musulmano può sposarsi se è in grado di pagare il dono nuziale, la dote e se ha mezzi per mantenere la famiglia, anche se la moglie dovesse essere ricchissima. E' il curatore matrimoniale del futuro sposo, il wali, che chiederà per lui la mano della sposa all'agnato, parente maschio più prossimo alla sposa, tramite un intermediario il khatrib.
E' vietato chiedere in matrimonio:
1) una donna già fidanzata con un altro uomo, salvo che questi sia un non musulmano o persona immorale. 
2) la donna che sia nel periodo legale di ritiro, idda, per vedovanza (che dura circa tre mesi) o per ripudio.
Il fidanzato e l'intermediario hanno di solito diritto di vedere il viso e le mani della futura sposa, rito dell'esibizione delle bellezze e  delle decorazioni con l'hennè, la pianta dalla quale si estrae il colore bruno-nero per fare decorazioni rituali.
E' riprovevole per chi non ha un lavoro per mantenersi chiedere una donna in sposa, ed è peccato per chi soffre di impotenza o non è in grado di mantenere la moglie, anche se ricca. 

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giovedì 11 maggio 2017

Le festività islamiche: Laylat ul Bara'ah


Venerdì, 12 maggio 2017 è:


Laylat ul Bara'ah o "notte della purificazione", una celebrazione musulmana che si verifica esattamente due settimane prima del Ramadan. Questo è un momento di cui i credenti sono invitati a cercare il perdono per i peccati commessi durante l'anno passato. Pertanto, questa notte dovrebbe essere spesa in totale sottomissione ad Allah Onnipotente, e ci si dovrebbe astenere da tutte quelle attività, che possono dispiacere ad Allah. Anche se ogni musulmano deve costantemente astenersi dai peccati, questa astensione diviene tanto più necessaria in questa notte, perché commettere i peccati significherebbe rispondere alle benedizioni divine con disobbedienza e crimini. Un tale atteggiamento arrogante può scatenare solo l'ira di Allah. 
Per il profeta, è stato il momento in cui Allah ha concesso la sua misericordia che si è manifestata nel definire il destino di pentiti e dando indicazioni sul comportamento da avere nell'anno futuro.
Durante la notte del Laylat ul Bara'ah, è consuetudine pregare e chiedere perdono per tutti i peccati passati. È pertanto opportuno di rimanere svegli tutta la notte, dire 100 preghiere oppure leggere il  Corano.
Il digiuno è talvolta praticato il giorno dopo la notte del Laylat ul Bara'ah.

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sabato 22 aprile 2017

Le festività islamiche: Lailat al Miraj

Masjid-al-Aqsa

Il 24 aprile 2017 si festeggia  Lailatul Miraj (in arabo: الإسراء والمعراج) o Lailat Al-Isra che può essere tradotto come "la notte del viaggio e l'ascesa al cielo”. Si commemora l'ascensione del Profeta Muhammad al cielo.
La tradizione, ricchissima a questo proposito, ci riferisce che una notte, mentre Maometto stava dormendo, fu svegliato dall’arcangelo Gabriele e trasportato nel corso d'una sola notte (da qui il termine isrāʾ) "dal Tempio Santo al Tempio Ultimo", identificati poi nella Kaʿba della Mecca e nella Spianata del Tempio di Gerusalemme (dove, in effetti, fu poi costruita la moschea detta al-Aqṣā, cioè "Ultima").  Questo sarebbe stato possibile grazie ad un destriero alato mitico chiamato Burāq, dal volto umano femminile e dal corpo a metà strada fra il mulo e l’asino. Poi, partito dal "Tempio Ultimo", Maometto avrebbe sorvolato il baratro infernale, assistendo alle pene decisamente corporali (fiamme e dolori fisici) inflitte ai dannati in funzione del loro peccato commesso sulla terra, secondo un'anticipazione del cosiddetto "contrappasso" dantesco e  avrebbe asceso i sette Cieli, in ognuno dei quali avrebbe incontrato un profeta. Adamo fu il primo, seguito da Yaḥyà (Giovanni Battista) e da ʿĪsā (Gesù), da Yūsuf (Giuseppe) nel terzo Cielo, da Idrīs (Enoch ?), da Hārūn (Aronne) nel quinto, da Mūsā (Mosè) nel sesto Cielo e da Ibrāhīm (Abramo) nell'ultimo.
Maometto venne ammesso infine al supremo cospetto divino, dove ricevette una serie di comandi, tra cui la pratica delle cinque preghiere quotidiane.
Gli eventi di Lailat al Miraj sono descritti brevemente nel capitolo 17 del Corano, che è chiamato “Sura Al-Isra”. Molti dei dettagli della storia si possono ritrovare negli hadith, del profeta Maometto.
Sul calendario islamico, Lailat al Miraj è generalmente osservata il giorno 27 del mese di Rajab ed è consuetudine pregare per tutta la notte, a casa o in una moschea e raccontare la storia ai bambini. In alcuni paesi, le case sono decorate e illuminate tutta la notte.

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martedì 28 marzo 2017

La mano di Fatima



La Mano di Fatima (anche nota come Khamsa, in arabo: خمسـة, ossia il  numero"cinque") è un amuleto molto antico caratteristico delle religioni musulmana ed ebraica, molto diffuso nel Medio Oriente e nell'Africa settentrionale. Per gli islamici vale la leggenda secondo la quale Fatima, figlia del profeta Maometto, mentre preparava la cena, avrebbe assistito al ritorno del marito con una concubina; ingelosita da ciò, per errore mise la propria mano nell'acqua bollente, senza tuttavia avvertire dolore. Per i credenti islamici rappresenta dunque il simbolo della serietà e dell'autocontrollo.  In età moderna l'immagine è stata utilizzata per indicare gli spazi adibiti alle donne, e più in genere come oggetto apotropaico, costituito da una mano colorata e a volte molto adornata da arabeschi, recante per di più al centro l'occhio di Allah. Da un punto di vista antropologico - religioso, la mano è collegabile alle basi stesse del credo islamico: le cinque dita della mano ricordano infatti i cinque pilastri dell'Islam della fede. Per l'Islam popolare, la Mano rappresenta tuttavia più che altro un rimedio infallibile contro il malocchio e gli influssi negativi in genere. La mano aperta con dita distese e unite e una pietra, un disegno o un occhio al centro del palmo, protegge dalle negatività in generale, l’occhio in particolare protegge dalle malattie. Sebbene sia difficile stabilirne la provenienza, gli archeologi credono che l’usanza sia di epoca pre-islamica, risalente ad un’antica dea mediorientale la cui mano proteggeva dal malocchio, il disegno è stato rinvenuto anche sulle pareti delle grotte del Tessili. Attualmente la Khamsa è popolare come oggetto decorativo in pendenti, portachiavi o decorazioni per la casa. L’abitudine di porre il segno della mano destra sull’ingresso della casa per proteggerne gli abitanti è molto in uso presso i beduini. L'antropologo Desmond Morris ha spiegato, nel saggio “Amuleti e talismani”, il significato di molti oggetti legati alla superstizione, come la Mano di Fatima, diffusissima in Oriente sotto forma di un monile in filigrana d'argento o d'oro.Persino le pietre preziose, spiega sempre Morris, hanno un significato: l'ametista protegge dall'ebbrezza durante le feste, lo smeraldo migliora creatività e memoria, il rubino salvaguarda dagli incidenti, lo zaffiro è indossato dai sovrani per allontanare il maligno ed è efficace per evitare gli incantesimi e pacificarsi coi nemici. Anche i diamanti sono sempre stati considerati ottimi per proteggere dalla pazzia e dalle debolezze. 

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sabato 11 febbraio 2017

San Valentino nel mondo arabo.



La Festa di San Valentino, in Africa e nel mondo arabo, non trova molto spazio, poiché è quasi del tutto sconosciuta, viene festeggiata solo tra i giovani  delle élites politiche e economiche delle grandi città, i quali, pur di rivendicare un semplice diritto, come quello di festeggiare l’amore, si battono anche a costo del carcere.
In Arabia Saudita, uno dei paesi estremamente fondamentalisti, esiste una polizia religiosa, che proibisce ai negozi di  vendere souvenir per questa festa e censura qualsiasi pubblicità dell’evento sui mass media, perché questa festa potrebbe esortare i giovani ad avere rapporti sessuali prima del matrimonio, di conseguenza i ragazzi, sono costretti a scambiarsi doni di nascosto. La stessa situazione si ritrova in Pakistan e in Iran, paesi in cui i giovani innamorati  sono costretti a festeggiarsi in privato, dato che in questi paesi, anche un semplice scambio di auguri viene condannato. Nello Yemen, nel 2008, hanno preso di mira  una cantante siriana Asala Nasri,  minacciata a morte perché considerata la portavoce della festa di San Valentino tra i giovani arabi. L’organizzazione al-Qaeda da allora ha dichiarato guerra a qualsiasi mezzo di persuasione per impedire che la società islamica venisse corrotta da forme ritenute depravazioni della religione.
In Kuwait, invece, questa festa non è stata vietata  dalle autorità, ma esistono dei gruppi contrari alla festa dell’amore, convinti anche questi che festeggiarla sia contrario ai principi dell’Islam.  Quest’ultimi hanno addirittura chiesto al Parlamento di vietare ufficialmente di celebrare la festa degli innamorati.  Una situazione del tutto diversa la troviamo in Iraq, dove, fino a poco tempo fa, durante il regime di Saddam, questa festa era sconosciuta ma   dopo la sua caduta, il 14 febbraio, si respira aria di gioia e amore e le vetrine dei negozi si tingono di rosso; è soprattutto nei quartier al-Mansur, al-Karrada e in Via Palestina,che è possibile trovare sfiziosi souvenir e bei doni.

Articolo e contenuti a cura di Dominga Fortunato.

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domenica 15 gennaio 2017

Tinariwen



C'è un gruppo musicale che negli ultimi anni si è fatto portavoce dei disagi del popolo Tuareg e di tutta l'Africa settentrionale, attraverso sonorità che uniscono le tradizioni di quelle terre a quelle del rock blues occidentale, proponendo una musica che ha avuto apprezzamenti di tantissimi grandi musicisti, U2, Rolling Stones, Red Hot Chili Peppers, Santana, Thom Yorke, Peter Grabiel, Damon Albarn, ed altri ancora. Questo gruppo, proveniente da Tessalit, regione desertica del nord est del Mali, si chiama Tinariwen, che nella loro lingua significa appunto “deserti". Prende forma all’ inizio degli anni ’80 nei campi profughi militarizzati allestiti in Algeria da Gheddafi, dove la loro opposizione militante al governo centrale dello stato africano li ha spinti a cercare rifugio. Il fondatore del gruppo, Ibrahin Ag Alhabib, rimasto orfano di padre,  ribelle tuareg, ed esule in Algeria, inizia ad appassionarsi a vari tipi di musica: tipiche melodie tradizionali dei tuareg, blues, raï (che ascoltava nelle taverne algerine), il chaabi marocchino e anche il rock e il pop occidentale e cerca di riprodurre questi tipi di musica con una chitarra costruita da lui stesso con un un barattolo, un bastone e i fili dei freni di una bicicletta. Costretto all’esilio, come molti suoi coetanei, lui stesso con altri membri della formazione originale prendono parte ad alcuni episodi di guerriglia e diventano la voce ufficiale dell’MPA, il movimento rivoluzionario del Mali che ne finanzia le attività pagando loro l’acquisto di strumenti e l’affitto di sale prova: le prime cassette autoprodotte hanno circolazione esclusivamente locale ma conquistano l’attenzione dei giovani maliani grazie alla forza del messaggio libertario e alla modernità dei suoni che abbinano chitarre elettriche e ritmiche incisive alla tradizione dei cantastorie e agli insegnamenti di maestri come il connazionale Ali Farka Toure. Del 1996 è la decisione di dedicarsi alla musica a tempo pieno e nel 1998 i Tinariwen si incontrano con la band francese Lo’Jo, che li fa conoscere al mondo intero.   Assieme organizzano la prima edizione del Festival Au Desert, a nord di Timbuctu, cui negli anni parteciperà gente come Robert Plant dei Led Zeppelin e Damon Albarn dei Blur. Tra il 2001 e il 2014 pubblicano sei dischi e il quinto, Tassili, vince addirittura un Grammy. Sono la prima band del Nord Africa a vincere questo premio. La loro musica è conosciuta come tishoumaren, musica del ishumar (disoccupato). Di solito eseguita da gruppi di 30 e più strumentisti e cantanti, tishoumaren riconosce la musica contemporanea occidentale, in particolare rock, così come altre forme di musica prevalenti in Medio Oriente, senza mai perdere il contatto con la forma antica originale. La formazione della band cambia spesso a seconda delle escursioni, ma tutti sono musicisti tuareg. Alcuni degli album sono stati registrati all'aperto, nel bel mezzo del deserto del Sahara.I musicisti americani fanno la fila per andare nel deserto del Mali a registrare con loro, sulla sabbia e con la legna che arde nel falò.

http://granellidisabbia-najim.blogspot.it/p/video.html

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