sabato 12 settembre 2015

La famiglia islamica


I principi generali della Shari’a (Legge Sacra non elaborata dagli uomini, ma posta da Dio) regolano la vita delle famiglie musulmane di tutto il mondo in materie come il matrimonio,il divorzio, il mantenimento, l’affido dei figli, la paternità e la maternità. Ma ciò non significa che queste materie siano regolate in tutto il mondo islamico allo stesso modo, rilevanti differenze derivano da molti fattori, come le disuguaglianze teologiche tra le varie comunità islamiche, le disparate usanze locali e le diverse politiche nazionali. E’ dunque piuttosto difficile fare un discorso generale sulla famiglia islamica. In Medio Oriente, ad esempio, la famiglia rimane l’elemento fondamentale dell’organizzazione economica e sociale. La famiglia di nascita di ciascun musulmano sarà per tutta la sua vita il più importante raggruppamento sociale di cui egli farà parte e gli darà formazione, nutrimento , casa, protezione e onore. Frequentissimi sono i matrimoni tra cugini, all’interno di una stessa famiglia. Un elemento fondamentale della vita familiare è l’educazione dei giovani, a cui vengono inculcati fin dai primi anni di vita il rispetto per gli anziani, l’obbedienza e la deferenza dovute al capofamiglia e ai membri più anziani del gruppo. A loro volta i membri anziani considerano una loro responsabilità la cura e il sostegno dei membri più giovani. Da parte delle donne della famiglia ci si aspetta che siano deferenti e rispettose nei confronti non solo del padre, ma anche dei fratelli, degli zii, dei cugini e così via, che a loro volta hanno il dovere di proteggerle e rispettarle. L’identità femminile è vista in relazione alla famiglia di appartenenza: le donne, fin dal primo nome, sono identificate anzitutto come mogli e madri di questo o quell’uomo. Le donne non sposate e senza figli sono un’eccezione, e sono considerate una disgrazia per la propria famiglia. Ciò vale in un certo senso anche per gli uomini in quanto l’Islam incoraggia fortemente il matrimonio. Il Corano accetta la poligamia anche se limita a quattro il numero delle mogli che ciascun uomo può avere simultaneamente, a patto che possa fare ciò “senza arrecare ingiustizia a nessuna di loro”. Nel diritto islamico, questa “ingiustizia”  è vista principalmente come un fatto privato tra marito e moglie, ma in caso di abusi evidenti la donna ha il diritto di intentare una causa di divorzio contro il marito di fonte ad una corte islamica. Molto più facile la procedura di divorzio se a volerla è il marito, cui basta dire per tre volte “io ti ripudio”, indipendentemente dal consenso della moglie. L’adulterio è punito con pene molto dure: cento frustate se l’adultero o l’adultera non sono sposati, addirittura lapidazione se invece si tratta di persone sposate. La pena di chi accusa falsamente qualcun altro di adulterio è di ottanta frustate.

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