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domenica 9 luglio 2023

Il mantello di Maometto


Il mantello di Maometto (Kherqa) è una reliquia situata nel Kirka Sharif a Kandahar , in Afghanistan . È un mantello che si crede sia stato indossato dal profeta islamico Maometto durante il Viaggio notturno nel 621 d.C. ed è rinchiuso all'interno della moschea, custodito dalla stessa famiglia da oltre 250 anni. I suoi guardiani hanno tradizionalmente mostrato il mantello solo ai leader riconosciuti dell'Afghanistan, ma in tempi di grande crisi come i disastri naturali, è stato mostrato pubblicamente come mezzo di rassicurazione. Il mantello fu donato ad Amir Ahmad Shah Durrani (considerato il fondatore dell'Afghanistan moderno) da Amir Murad Beg di Bukhara (nell'attuale Uzbekistan) nel 1768 al fine di consolidare un trattato tra i due capi. Un racconto alternativo afferma che quando Ahmad Shah si recò a Bukhara e vide il mantello di Maometto, decise di portarlo con sé a Kandahar. Chiese quindi ai custodi se poteva prenderlo in prestito, ma loro, preoccupati che potesse tentare di rimuoverlo da Bukhara, gli risposero che non poteva uscire dalla città. Si dice quindi che Ahmad Shah abbia indicato una pesante pietra ben piantata nel terreno, dicendo che non avrebbe mai allontanato il mantello dalla pietra. I custodi, gratificati dalla risposta, gli porsero il mantello. Ahmad Shah prese quindi il mantello, ordinò di scavare la lastra di pietra e li portò entrambi con sé a Kandahar, dove la pietra ora si trova vicino al suo mazar (tomba). 

domenica 18 giugno 2023

Munkar e Nakir


Munkar e Nakir nell'escatologia islamica , sono angeli che mettono alla prova la fede dei morti nelle loro tombe.I musulmani credono che dopo la morte di una persona , la sua anima passi attraverso uno stadio chiamato barzakh. Barzakh è una parola araba che significa "ostacolo", "separazione",  o "barriera". Nell'Islam , denota il luogo che separa i vivi dall'aldilà o una fase/"stadio" tra la morte di un individuo e la sua resurrezione nell' “Aldilà”. Nakir e Munkar, a funerale e sepoltura terminati, hanno il compito di sostenere l'anima del defunto in posizione verticale nella tomba e porgli tre domande:

  1. Chi è il tuo Signore?
  2. Qual’ è la tua religione?
  3. Chi è il tuo profeta?

Un credente retto risponderà correttamente, dicendo che il suo Signore è Allah, che Maometto è il suo profeta e che la sua religione è l'Islam. In questo caso il tempo trascorso in attesa della risurrezione sarà piacevole e potrà entrare in paradiso. Chi invece non risponderà come sopra descritto sarà castigato fino al giorno del giudizio. Si crede che il fuoco dell’inferno possa già essere visto in barzakh e che il dolore spirituale causato da questo possa portare alla purificazione dell’anima.

martedì 4 ottobre 2022

Le abluzioni nell'Islam (parte seconda) : Il ghusl o abluzione maggiore

L'abluzione maggiore o ghusl si esegue:dopo aver avuto un rapporto coniugale anche non completo,dopo l’emissione di liquido seminale, in caso di polluzione (emissione spontanea e involontaria di liquido seminale durante il sonno).
Per la donna, oltre dopo aver avuto un rapporto coniugale, anche alla fine del periodo del ciclo mestruale e 40 giorni dopo il parto (periodi durante i quali non si può eseguire la preghiera né toccare il Sacro Corano).
Il ghusl consiste in un bagno completo (o doccia), dalla testa ai piedi  e si esegue lavandosi per 3 volte con acqua.
Prima di tutto si formula mentalmente (o anche pronunciandola, ma questo fuori dalla stanza da bagno) l’intenzione di purificarsi, con la formula “Bismillahi ar-Rahmani ar-Rahim” (nel nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso).
Ci si lavano le mani per tre volte.
Poi le parti intime per tre volte con la sola mano sinistra
Si rilavano le mani sempre tre volte.
Si esegue el-wudù (tralasciando il lavaggio dei piedi, che si esegue al termine del ghusl, quindi compiendolo solo fino alla pulizia delle orecchie. La sunna del Profeta, comunque, indica anche che si possono lavare i piedi anche in questo momento. Sono quindi validi entrambi i modi di agire.
Al termine del ghusl si pronuncia la Shahada (la testimonianza di fede, che consiste nel dire “ashadu anna laa ilaha illa Allah wa ashadu anna Muhammadun rasulu Allah  (non c’ è dio oltre Allah e Mohammed è il Suo Profeta), azione che permette il perdono da parte di Allah dei peccati minori commessi in precedenza.
Facciamo presente che in caso di freddo particolarmente intenso, il ghusl viene considerato completo anche esprimendo l’intenzione di eseguire questa lavanda in nome di Allah e versando l’ acqua su tutto il corpo per una volta soltanto, e che in caso di mancanza di acqua o di malattia è possibile sostituirlo con il Tayammum. 
Il tayammum può essere un metodo di purificazione alternativo solo quando si è impossibilitati all’uso dell’acqua, ad esempio se ci si trova in posti dove non e disponibile acqua pulita oppure se si è malati e il bagnarsi può arrecare o aggravare problemi di salute. Solo in questi casi il tayammum può sostituire sia il ghusl(abluzione maggiore) che il ‘wudù (abluzione minore).

Come si esegue il Tayyammum.

Si deve formulare l’intenzione(Niyyah) di compiere abluzione al fine di prepararsi alla preghiera, dicendo “Bismillahi ar-Rahmani ar-Rahim” (nel nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso).

Battere contemporaneamente e una sola volta il palmo di entrambe le mani su della terra pulita. Se non si dispone di essa il tayyammum può essere fatto anche con sabbia o con una pietra liscia e pulita.

Scuotere la terra dalle mani, in modo che non ne rimangano residui.

Strofinare il viso.

Strofinare con il palmo della mano sinistra la mano e il braccio destro fino al gomito.

Strofinare con il palmo della mano destra la mano e il braccio sinistro fino al gomito.

Così si è pronti per fare l’orazione.

mercoledì 7 settembre 2022

Che cos'è il tasbih .

Quando si viaggia attraverso i paesi musulmani, soprattutto arabi, è comune vedere uomini che tengono il tasbih o masbaha (tespih o tesbih in turco) nelle loro mani. Il tasbih è simile ad un rosario ed è usato per pregare. Si usa un po’ ovunque: per strada, in moschea, sui mezzi pubblici. I modelli di tasbih sono composti da 99+1 grani, da 33+1 e infine da 10+1 grani. Ciascun grano rappresenta uno dei “99 Nomi di Allah” e ogni decina viene divisa da uno più grande o diverso dagli altri. L’ultimo grano è a forma longitudinale e chiude la catena. Questa partizione permette di mantenere il conteggio delle proprie invocazioni, per la recita dei versi del Corano e per meditare. La preghiera viene recitata come segue: 33 volte "Subhan Allah" (Gloria a Dio), 33 volte "Al Hamdu lilah" (Lode a Dio) e 33 volte "Allahu Akbar" (Dio è il più grande), che è pari a 99, il numero di grani nel tasbih. Questo atto devozionale (dhikr), si racconta sia stato insegnato da Maometto alla figlia Fatimah. L'uso del tasbih si diffuse ovunque a partire dal VII sec d.C., molto probabilmente grazie al contatto tra i musulmani e i monaci buddisti dell’India che usavano il Mala (Mālā) per contare i loro mantra. In Europa nel corso del XIII° secolo inizia a diffondersi, come strumento per conteggiare le preghiere, il rosario. Probabilmente potrebbe essere il risultato di oltre due secoli di incontri - avvenuti durante le Crociate - dove i cattolici vedevano i musulmani maneggiare il tasbih. 

venerdì 29 luglio 2022

Le abluzioni nell'Islam (parte prima) : abluzione minore

O voi che credete! Quando vi lavate per la preghiera, lavatevi il volto, le mani [e gli avambracci] fino ai gomiti, passate le mani bagnate sulla testa e lavate i piedi fino alle caviglie . Se siete in stato di impurità, purificatevi…” (Corano, sura 5, versetto 6)

Dopo la rivelazione di questo versetto, Allah  stabilì che il musulmano dovesse essere puro e pulito per eseguire la Salat, la preghiera,(uno dei Cinque Pilastri dell'Islam), altrimenti non sarebbe stata considerata valida. 

La purificazione (Taharat) è di due tipi : abluzione minore (al-Wudù) e abluzione maggiore (al-Ghusl).

Al Wudù ( Abluzione Minore). 

-Formulare l’intenzione(Niyyah) di compiere l’abluzione al fine di prepararsi alla preghiera, pronunciando “Bismillahi ar-Rahmani ar-Rahim” (nel nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso).

-Lavare per tre volte le mani fino ai polsi.

-Con la mano destra, prendere un po’ d’ acqua e sciacquare la bocca per tre volte consecutive.

-Mentre si sciacqua il naso passare bene le dita al di sopra dello stesso per far fuoriuscire tutti i residui.

-Prendere l’ acqua con le due mani e lavare il viso per tre volte, attaccatura dei capelli e mento compresi.

-Iniziando dall’avambraccio destro, lavarsi fino al gomito (mani comprese) facendo scorrere l’ acqua sopra esso, avendo cura di strofinare un poco.

-Prendere l’acqua con le mani e strofinare il capo dalla fronte alla nuca per tre volte.

-Pulire accuratamente con le dita umide le orecchie per tre volte, internamente ed esternamente.

-Lavare il piede destro fino alla caviglia, facendovi scorrere l’ acqua e strofinando sempre per tre volte, avendo cura di pulirsi bene fra le dita.

-Ripetere l’operazione con il piede e la caviglia sinistra.

Terminano così le fasi del wudù (abluzione minore). E’ molto importante ricordare che il wudù non deve necessariamente essere ripetuto a meno che esso non venga annullato.

Atti che annullano l'abluzione minore:

-dopo aver espletato le proprie funzioni corporali.

-sonno profondo.

-Perdita di coscienza per qualunque ragione.

Contatto con qualsiasi parte del corpo con urina o feci (per esempio, nel caso della mamma quando cambia il pannolino del proprio bambino. N.B. Se il bambino viene allattato esclusivamente con il latte materno, anche se si venisse a contatto con i suoi escrementi, il wudù non verrebbe annullato).



domenica 25 ottobre 2020

Le festività islamiche: Al-Mawlid Al-Nabawi


Eid Al-Mawlid Al-Nabawi è la festa che commemora la nascita del Profeta Maometto. Si celebra il 12 di Rabi' al-awwal, terzo mese dell'anno musulmano che nel 2020 è giovedì 29 ottobre; nel calendario musulmano però, una festa inizia al tramonto del giorno precedente, quindi si festeggerà dal tramonto di mercoledì 28 ottobre.  Sebbene Mawlid al-Nabi cada sempre lo stesso giorno del calendario islamico, che è un calendario lunare, si sposterà  nel calendario gregoriano, che è solare, di ben 11 giorni ogni anno. Questo evento, che viene celebrato oggi da molte comunità musulmane nel mondo, sia sunnite che sciite, non fa parte delle due feste religiose canoniche (Eid al-Fitr) e (Eid al-Adha) ed ha conosciuto varie vicissitudini; più volte autorizzato e più volte eliminato. Il Mawlid è, infatti una festa piuttosto controversa in merito alla sua celebrazione, alcuni gruppi religiosi la ritengono legittima, altri la considerano un'innovazione religiosa (bidʻah) estranea all'Islam. Secondo loro, il compleanno del Profeta non è mai stato celebrato ai suoi tempi, né dai suoi compagni, né dai musulmani sunniti dei primi secoli. Nessuna traccia esplicita di questa festa esiste nel Corano e nella Sunnah. Ai nostri giorni, la notte del mawloud è organizzata in tutte le città religiose del Senegal. In Arabia Saudita, invece, non è vietata dalle autorità, ma non è riconosciuta. In Marocco  questa festa introdotta nel 1292 , dal sultano Marinid Abû Ya`qûb Yûsuf an-Nasr ancora genera due giorni festivi. In Tunisia si festeggia  anche cucinando un dolce caratteristico “l’assidat zgougou”. Si tratta di una crema preparata con i semi del pino d'Aleppo, (pinoli chiamati “zgougou") e l’aggiunta di crema pasticciera. In Senegal e Mali , dove si chiama Gamou vengono organizzate importanti celebrazioni. In Kenya , sull'isola di Lamu (la cui capitale è considerata una città santa nella cultura swahili), il Mawlid è ogni anno occasione di un festival culturale che circonda un importante pellegrinaggio, che attira fedeli da tutta la regione. 

sabato 21 marzo 2020

NowRuz, il capodanno persiano.


Il Nowruz è il Capodanno persiano,"il risveglio della natura dopo il sonno dell’inverno, il momento in cui la luce vince sulle tenebre”. Cade il primo giorno del mese di farvardin, in una data corrispondente al 21 marzo del calendario cristiano (la data si mantiene fissa grazie all’introduzione dell’anno bisestile nel calendario solare persiano), giorno considerato in Occidente come l’inizio della primavera perché segnato dall’equinozio ascendente. Nonostante questa festa in passato non cadesse sempre nello stesso periodo dell’anno, le tradizioni ad essa associate sono rimaste legate ad antichi riti e cerimonie: tra queste la preparazione della tavola imbandita di dolcetti e simboli evocativi e il fatto di pulire casa da cima a fondo e di aggiustare tutto ciò che è rotto per iniziare l’anno lasciandosi indietro tutto ciò che è stato. Per quanto riguarda la tavola, “Haft-Seen”, viene preparata secondo le sette “S”: Sabzeh (germogli che simboleggiano il rinnovamento e la natura), Samanu (un dolce che simboleggia coraggio), Senjed (olive essiccate che simboleggiano saggezza), Seer (aglio per la felicità), Seeb (mele per bellezza e salute), Somaq-sumac (spezia persiana a base di bacche rosse schiacciate, per la pazienza e la tolleranza), Serkeh (aceto che simboleggia la pulizia). Oltre a queste pietanza sulla tovaglia si dispongono anche altri elementi altrettanto evocativi della fertilità, della prosperità e della famiglia e il Corano.Tra le altre celebrazioni per il NowRuz c’è una festa particolarmente cara al popolo persiano ovvero quella del Tchahar Shanbeh Souri, che la sera dell’ultimo mercoledì dell’anno rievoca le antiche cerimonie del culto mazdaico del fuoco. Quando scende la sera si accendono piccoli falò per le strade e tutti, in special modo i giovani, devono superarli saltandoci sopra cantando “Zardie man az to, Sorkhie to az man” (“Il mio giallo a te, il tuo rosso a me”), perchè il fuoco assorba ciò che di negativo c’è nella persona per restituirgli energia e salute. Successivamente le ceneri vengono raccolte e sotterrate in un luogo lontano a simboleggiare l’abbandono di tutte le cose tristi dell’anno.Un’altra cerimonia, con caratteri simili all’Halloween Occidentale, è svolta dai bambini e dai ragazzi che la sera stessa, tenendo celato il volto e il corpo con lenzuola, vanno di casa in casa percuotendo ciotole di metallo: si fermano ad ogni porta e raccolgono doni, dolcetti o frutta secca.

giovedì 5 marzo 2020

Il muezzin


Il muezzin è la persona incaricata di salmodiare  dal minareto, cinque volte al  giorno, il richiamo che serve a ricordare l'obbligo di effettuare la preghiera islamica.
Questa è una tradizione che risale al tempo del profeta Maometto. Il primo muezzin fu uno schiavo di nome Bilal ibn Rabah al-Habashi , figlio di un padre arabo e di una madre (schiava) etiope, che nacque alla Mecca alla fine del VI secolo.  Bilal fu tra i primi convertiti all'Islam, ma il suo proprietario cercò di convincerlo a rinunciare a questa religione sottoponendolo a punizioni e torture. Quando la sua storia divenne nota, uno dei seguaci del Profeta, Abu Bakr, che in seguito divenne primo califfo, lo acquistò e lo liberò. Nel 622 Bilal andò a Medina con il profeta Maometto e da allora in poi prestò servizio come assistente nelle varie spedizioni militari che quest'ultimo intraprese. Come suo amministratore, era responsabile di tutto il tesoro dei musulmani e distribuiva fondi a vedove, orfani e altri bisognosi. Intanto il numero di persone che accettavano l'Islam stava crescendo sempre più e rispettare il dovere di pregare insieme come comunità, stava diventando difficile anche a causa della mancanza di orologi. La tradizione narra che una notte un compagno del Profeta fu visitato in sogno da due personaggi vestiti di verde (colore simbolo dell'Islam), che gli insegnarono come risolvere il problema e cosa recitare per la chiamata alla preghiera.Il giorno seguente quando il Profeta seppe del sogno, disse che era stato un sogno veritiero e di andare da Bilal Habashi, che aveva una voce bella e melodiosa, e insegnargli a ripetere le frasi sentite in sogno.
I primi richiami alla preghiera furono fatti da Bilal da un tetto, ma, man mano che l'Islam si diffuse, apparve l'idea di costruire una torre con all’interno una scala per garantire al muezzin l’accesso  al balcone dal quale dare la chiamata alla preghiera.  Le fonti non sono chiare su ciò che accadde a Bilal dopo la morte del Profeta nel 632. Alcune fonti dicono che abbia continuato ad agire come muezzin per il primo califfo Abu Bakr, ma che si sia rifiutato di farlo per il secondo califfo; altre che abbia suonato la chiamata alla preghiera ancora solo un paio di volte. Bilal morì tra il 638 e il 642 ed è onorato come il primo muezzin dai musulmani sunniti e sciiti.
Il canto del muezzin:

Dio e' il piu' grande (4 volte). 
(Allahu akbar)
Sono testimone che non vi e' alcun dio all'infuori di Iddio (2x). 
(Ashhadu an la ilaha ill-Allah)
Sono testimone che Muhammad e' il Profeta di Allah (2x). 
(Ashhadu anna Muhammadan Rasalu-Llah)
Affrettatevi alla preghiera (2x). 
(Hayya ‘ala s-salah)
Affrettatevi al successo (2x).
(Hayya ‘ala l-falah)
Dio e' il piu' grande (2x). 
(Allahu akbar)
Non vi e' alcun dio all'infuori di Iddio. 
(La ilaha ill-Allah)

domenica 3 novembre 2019

La madrasa


Madrasa di Samarcanda

Il termine arabo madrasa può essere tradotto semplicemente con “scuola”. In arabo e in molte lingue influenzate dall'arabo, madrasa (madrasa o medrese) rappresenta qualsiasi istituto di apprendimento privato, pubblico, laico e religioso che includa una scuola e un'università per studenti musulmani o non musulmani. Generalmente però gli edifici storici che portano il nome madrasa, sono delle antiche scuole coraniche, dove ci si concentrava sull’insegnamento della lettura del Corano e della religione islamica. Era fondamentale quindi l’apprendimento della lingua araba, della storia e della letteratura sacra dell’islam.
Nella madrasa sono presenti anche gli alloggi per gli studenti, e vi è spesso annessa una moschea. Le madrase di solito includono pochi corsi, normalmente due, l' hifz (dove si memorizza l'intero Corano) e 'Alim (per coloro che vogliono diventare leader musulmani). Un 'Alim insegna l'interpretazione del Corano, la legge islamica, gli insegnamenti del profeta Maometto, la logica e la storia musulmana. Tuttavia, nei paesi delle minoranze musulmane, la madrasa fa riferimento a un sistema di educazione religiosa in cui gli studenti studiano contenuti islamici in arabo, tra cui il Corano, l'Hadith, la storia islamica e la letteratura araba.
Le madrasa hanno una storia lunga e ricca. Dopo la nascita dell'Islam nel settimo secolo, i musulmani che desideravano un'educazione religiosa si unirono a circoli di studio nelle moschee dove gli insegnanti davano istruzioni. Nel corso dei successivi 400 anni, ulteriori centri di apprendimento, fondati e dotati da sovrani, alti funzionari e ricchi membri della comunità, si incontrarono in biblioteche pubbliche e private. Queste erano le prime forme di madrasa .
Entro l'XI secolo , le madrasa erano centri di apprendimento indipendenti ben consolidati con alcune delle caratteristiche che conservano ancora oggi. Avevano edifici permanenti, personale retribuito e studiosi residenti con alloggi e stipendi. Agli studenti veniva dato vitto e alloggio e un'istruzione gratuita. Le madrasa in genere insegnavano calcoli, grammatica, poesia, storia e soprattutto il Corano e la legge sacra. A un livello superiore insegnavano materie letterarie e aritmetiche. Queste scuole si diffusero rapidamente. Durante il Medioevo, mentre meno del 5% degli abitanti dell'Occidente imparava a leggere e scrivere, migliaia di madrasa diffondevano l'alfabetizzazione fino in Russia, Mongolia, pianure cinesi, India e arcipelago malese . Durante il XIX e il XX secolo, missionari cristiani e sovrani coloniali come gli inglesi aprirono scuole basate su un modello educativo occidentale e offrirono corsi di inglese, scienza e tecnologia. Con l'ammodernamento delle economie, i musulmani che hanno continuato a scegliere le madrasas rispetto ad altre scuole hanno scoperto di non avere la formazione necessaria per lavori ben pagati. La loro mobilità socioeconomica ne ha sofferto. Tuttavia, molte madrasa si sono rifiutate di integrare soggetti non religiosi nei loro programmi. Di conseguenza, un doppio sistema di scolarizzazione è diventato la norma: uno centrato sull'Islam, l'altro occidentalizzato.


giovedì 14 febbraio 2019

La poligamia e l'Islam




La poligamia è una pratica matrimoniale molto antica, tuttora ammessa in alcuni paesi, ma che è considerata reato nella legislazione della maggioranza degli stati odierni.
E’ da ricercare nell’Antico Testamento l’origine della poligamia nella religione Cristiana. La poligamia era stata introdotta per “proteggere” le donne, in maggioranza numerica rispetto agli uomini, quando esse erano orfane o vedove di conseguenza non in grado di provvedere a se stesse e quindi più facilmente prese di mira da “malintenzionati”. Era anche uno status: colui che sposava più donne era ricco, quindi potente, rispettato e accettato nella società per questo stesso motivo. Le ragioni, dunque, erano storiche, sociali e culturali oltre che religiose.
Diffusissima in Egitto, Persia, Assiria, Giappone, India e Russia, la poligamia era largamente praticata anche in Grecia. In Cina, ogni uomo aveva diritto ad avere fino a centotrenta mogli mentre presso i giudei, l’uomo poteva averne parecchie centinaia.
Ardeshir Babakan(fondatore della dinastia sasanide) e Carlo Magno (ottavo secolo dopo Cristo), avevano ognuno circa quattrocento donne nei loro harem, ma è proprio nel corso del regno di questo imperatore che la poligamia fu abolita dalla Chiesa in tutto il mondo cristiano.
La poligamia praticata dalle diverse tribù arabe, all'epoca del Jahiliyyah (l'ignoranza), era delle più rudi, poiché l'uomo, oltre a sposare più di una donna non teneva assolutamente conto dei suoi  diritti. 
L'Islam fu la prima religione a porre dei limiti a tutti gli eccessi riguardanti la poligamia, accettandola sotto precise condizioni, cosa che nessuna religione aveva fatto prima di allora; bisogna comunque sottolineare che, sebbene permessa, è molto sconsigliata nel Corano.
1) La prima condizione riguarda il numero massimo di donne che si possono sposare, cioè 4.
Prima della venuta dell'Islam, tale numero non aveva confini: un uomo poteva essere coniugato con centinaia di donne allo stesso tempo.
2) la seconda condizione riguarda l'equità e l'uguaglianza tra le mogli e l'assenza di ogni ingiustizia o oppressione.
Se un uomo non è in grado di comportarsi in modo perfettamente equo con tutte (e ciò è estremamente difficile che si realizzi), andrà contro l'ira del suo Signore.
3) La capacità di spendere a favore della seconda moglie e dei suoi figli. Se il musulmano è certo di non essere in grado di sopportare le spese implicate, deve evitare di prendersi una seconda moglie.
La poligamia nella società islamica è resa ufficiale da un atto legale che prescrive all'uomo di pagare una dote alla moglie; i figli che nasceranno da quest'unione sono riconosciuti dall'uomo come figli legittimi; il marito ha l'obbligo di sovvenire alle spese necessarie alla moglie e ai figli.
L'Islam, dunque, non ha legalizzato la poligamia per soddisfare i desideri illimitati degli uomini, ma per proteggere le donne in determinate situazioni.
Ad esempio l’esistenza di una moglie sterile mentre il marito desidera avere dei figli: cosa sarebbe preferibile fare? Prendere una seconda moglie mantenendo la prima o divorziare abbandonandola, senza che lei ne abbia colpa? oppure una moglie malata la cui malattia la rende incapace ad assumere le sue responsabilità di moglie: cosa sarebbe preferibile fare nell'interesse della donna? Avere una seconda moglie assistendo anche la prima oppure  divorziare abbandonandola o convivere con delle amanti?
Molti si chiedono come mai all’uomo è permesso avere più mogli, mentre la donna non può avere più di un marito. Questo perché nel caso della poligamia, i genitori dei bambini nati in un matrimonio possono essere facilmente identificati. E’ facile da identificare sia il padre che la madre. Ma se una donna sposa più di un uomo, solo la madre dei figli nati da tale matrimonio può essere identificata e non il padre. L'Islam attribuisce grande importanza alla identificazione di entrambi i genitori. Dato che il matrimonio in una delle sue fasi è un contratto legale tra la moglie e il marito, entrambi  i partner hanno il diritto di aggiungere qualsiasi condizione che pensano che li aiuterà a proteggere la loro vita futura e quindi se una donna non accetta la poligamia, può porre la condizione che il futuro marito non abbia altre mogli.  Sulla base di ciò, il marito deve impegnarsi a rispettare tale condizione  o non avrebbe alcun diritto di rifiutare il divorzio se la moglie lo dovesse chiedere.
Ciò che fa riflettere oggigiorno, è il fatto che la poligamia ancora praticata da alcuni popoli, sia additata come qualcosa di disdicevole che pone la donna ancor più in uno stato d'inferiorità rispetto all’uomo. Fa riflettere soprattutto poiché quest'affermazione è pronunciata da una società nella quale tutto è permesso. Anche se si cerca di nasconderlo, o far finta che non esista, la poligamia è praticata in tutte le società contemporanee, sotto il nome di amanti, di conviventi invece che sotto il nome di mogli. Non conosce limiti né regola giuridica: nessun obbligo finanziario o impegno materiale è prescritto all'uomo che coabita e convive con parecchie donne.

venerdì 24 agosto 2018

Moulay Ismail e il Bab-el Mansour



Moulay Ismail, secondo sultano della dinastia alawita (quella che ancora oggi governa il paese) e discendente del profeta Maometto, iniziò in modo indimenticabile la sua ascesa al potere nel 1672, all'età di 25 anni: come segno di avvertimento per le inquiete tribù locali, fece adornare le mura delle due grandi capitali imperiali, Fès e Marrakech, con le teste di  10 000 nemici uccisi, raccolte probabilmente durante le battaglie contro i ribelli nel nord del Marocco.
Iniziava così un regno che si distinse particolarmente per l'efferata violenza, ma Moulay Ismail fu uno dei pochi sultani del Marocco in grado di esercitare il controllo su tutto il paese. La sua crudeltà era leggendaria (tanto da meritarsi l’epiteto di “sanguinario”) e l'allegra disinvoltura con cui decapitava gli sventurati servitori che lo scontentavano o le persone che non lavoravano abbastanza duramente probabilmente diede un forte contributo alla stabilità del suo dominio.
I primi 20 anni del suo sultanato furono caratterizzati da sanguinose campagne di pacificazione, ma si dice che più di 30 000 persone siano morte solo per mano sua.
Il motivo essenziale alla base del suo successo militare era la malfamata Guardia Nera: dopo aver portato circa 16 000 schiavi dall'Africa nera, Moulay Ismail si assicurò la continuità del suo elitario esercito fornendo donne ai soldati e destinando i loro figli al servizio nella Guardia. Alla sua morte la Guardia Nera era aumentata di dieci volte e sembrava un'enorme famiglia il cui mantenimento era pagato dalle casse dello stato.
Oltre a reprimere le ribellioni interne, Moulay Ismail scacciò i portoghesi e gli inglesi da Asilah, Larache, Mehdiya e Tangeri; la Spagna riuscì a rimanere a Ceuta, Melilla e AI-Hoceima nonostante gli incessanti assedi. Egli si sbarazzò della minaccia ottomana proveniente dall'Algeria creando una frontiera orientale stabile con una serie di fortificazioni con centro a Taza e inoltre diede vita a una sorta di protettorato sull'odierna Mauritania.
Contemporaneo del sovrano francese Luigi XIV, il Re Sole, Moulay Ismail si ispirò almeno in parte alle descrizioni di Versailles quando progettò la costruzione del suo palazzo imperiale e degli altri monumenti di Meknès. Uno dei monumenti storici più ben conservati e belli della città è il “ Bab el-Mansour”. L'elaborato cancello ad arco a ferro di cavallo e le sue porte di legno alte 15 metri, sono situate al largo della piazza el-Hedim e offrono uno spaccato della grande visione di Ismail. La porta (bab in arabo) monumentale reca un'iscrizione che si traduce come "Io sono la porta più bella del Marocco. Sono come la luna nel cielo. La proprietà e la ricchezza sono scritte sul mio fronte. “ La cosa veramente interessante però è che, a differenza di altre porte marocchine, questa è una follia che non porta da nessuna parte ed è stata commissionata da Ismail semplicemente per impressionare i visitatori.  
La leggenda narra che quando il cancello fu completato, Moulay Ismail lo ispezionò e chiese a Mansour Laalej, l’architetto che l’aveva progettata, se si sarebbe potuto fare di meglio. El Mansour si sentì in dovere di rispondere di si,  ma questo fece talmente arrabbiare il sultano che decise di farlo giustiziare. Per quanto colorata possa essere questa storia locale, i documenti storici mostrano che probabilmente non si verificò poiché la porta fu completata solo nel 1732, dopo la morte del sultano e sotto il regno di suo figlio, Moulay Abdallah.
Per decenni Moulay Ismail  cercò di assicurarsi l'alleanza della Francia contro la Spagna, ma  nonostante i due sovrani si scambiassero spesso regali, Luigi XIV non diede il suo consenso quando Moulay Ismail chiese in sposa una delle sue figlie, la principessa di Conti. Non che il sultano avesse bisogno di ulteriore compagnia femminile: pare che quando morì avesse quattro mogli, 500 concubine e 800 figli.

http://www.cralfem.it/moto/Moulay%20Ismail.htm

giovedì 28 giugno 2018

Il nome del convertito



La conversione all'Islam è considerata come una nuova nascita, una rigenerazione spirituale, dunque l'adozione di un nuovo nome è un atto assolutamente naturale.
La nuova identità, data dal nome arabo scelto, viene utilizzata soprattutto all'interno della Ummah, mentre per la "burocrazia" del proprio paese rimane in uso il nome precedente.
Il nome può essere scelto dal convertito stesso in funzione delle sue affinità spirituali o delle sue aspirazioni, oppure può essere suggerito dai fratelli o dalle sorelle Musulmani/e, solitamente da qualcuno che è stato spiritualmente vicino al nuovo "Muslim".
Si può scegliere un nome arabo che abbia una corrispondenza di senso con l'originale, ad esempio Nûrah per Lucia; Karîma per Adele = nobile. La corrispondenza può essere stabilita anche in funzione del suono  come Safiyya per Sofia o Farîd per Alfredo.
Se il nome di origine si riferisce ad un personaggio biblico o evangelico se ne potrà adottare la forma araba; avremo Dawud per Davide, Yûsuf per Giuseppe, Yahyâ per Giovanni e Maryam per Maria.
Naturalmente si può scegliere anche un nome assolutamente diverso da quello di nascita.

lunedì 16 aprile 2018

Le Hadit




Fin dall'inizio della missione profetica di Maometto, coloro che avevano accolto il messaggio islamico e quindi intendevano praticare l'Islam, erano solleciti nel registrare tutto quanto l'inviato di Allah faceva e diceva per poter, seguendo i suoi esempi ed obbedendo ai suoi precetti, realizzare in forma islamica la loro esistenza.  I resoconti e le storie,radunate dagli studiosi islamici hanno dato origine alle Hadit. Hadith è una parola araba che deriva dal verbo "hàddatha" e significa "narrare, raccontare, riferire a qualcuno intorno a qualcosa, riferire a qualcuno qualcosa, appresa da un altro”. Le Hadit quindi sono una raccolta di detti e azioni memorabili, attribuiti a Maometto, alla sua famiglia e ai suoi compagni. Sono un testo importantissimo per l’ Islam secondo per autorità e sacralità solo al Corano. Se nel Corano è centrale, l'insegnamento religioso, le Hadit sono un’utile fonte per tutti tutti quei musulmani che vogliono seguire l'esempio del profeta nella condotta della loro vita, anche nelle cose più minute. Senza  tali  spiegazioni il Corano potrebbe essere frainteso e male interpretato dalle persone, quindi il Profeta si premurò di spiegare e dimostrare ai suoi compagni come i versetti coranici dovevano essere letti e compresi. Ad esempio, i dettagli su come eseguire salat (la preghiera rituale), pagare la zakat, o eseguire l’ Hajj sono stai spiegati dal Profeta attraverso le sue parole e azioni, e non dal Corano. Gli studiosi islamici considerano le Hadit una trascrizione di storie ed episodi tramandati all'inizio per via orale e sono ben consapevoli delle numerose e insanabili contraddizioni in esse presenti. I compilatori delle Hadit, comunque, non si curarono di raccogliere il materiale secondo criteri di coerenza, con lo scopo di ottenere un racconto organico, piuttosto, presero in considerazione l'attendibilità della fonte e non esclusero affatto che versioni contraddittorie di uno stesso episodio potessero contenere elementi che, in diverse circostanze, si potessero rivelare utili per orientare la vita e le azioni dei fedeli. Ogni Hadith consiste di due parti: la tradizione stessa o matn (ad esempio le parole del Profeta) e l'isnad (catena di autorità). L'isnad indica i trasmettitori umani attraverso i quali veniva trasmessa la tradizione. Gli studiosi musulmani  iniziarono presto cercare informazioni sui trasmettitori e ad esaminare le hadith distinguendo  quelle che erano autentiche (sahih), da quelle che erano solo buone (hasan), deboli (da’if), mawdu o batil (falsificate). Scoperto che un hadith è sahih o hasan , è ammissibile come Sharia. La distinzione fondamentale è quella tra hadith nabawi (da nabi, profeta) e hadith qudsi (santi). Nei primi si riporta un’affermazione fatta direttamente da Maometto, i secondi, invece, sono le parole del Profeta, ispirate da Allah, che non sono registrate nel Corano. Una piccola curiosità: già in una collezione del IX secolo, quindi molto vicina all'epoca in cui visse Maometto, si elencavano 300.000 Hadith di cui oggi sembra che ne siano state riconosciute come attendibili solo 8000.

martedì 30 gennaio 2018

La conversione islamica



La parola “musulmano” significa “colui che si sottomette alla volonta’ di Dio”, a prescindere dalla sua razza, nazionalità o etnia. Diventare musulmano è un processo semplice e facile che non richiede pre-requisiti ; una persona può convertirsi in privato oppure alla presenza di altri.
Entrando nell’ Islam puramente per il Piacere di Dio, tutti i peccati precedenti vengono perdonati e la persona inizia una nuova vita di pietà e correttezza. Quando si accetta l’ Islam, ci si pente della condotta e di ciò di cui si ha creduto nella vita precedente. Il “registro” della persona diventa pulito, come se fosse appena nato.
Se una persona sente il reale desiderio di diventare musulmano, ha una ferma convinzione e crede fortemente che l’ Islam sia la Vera Religione di Dio, allora tutto ciò di cui ha bisogno è pronunciare la Shahada (Testimonianza di Fede). 
La Shahada è il primo e il più importante dei Pilastri dell’ Islam ; pronunciando questa testimonianza con Fede sincera, convinzione e capendone il significato, una persona entra nella Ummah Islamica. Si può fare da soli ma sarebbe molto meglio farlo di fronte a testimoni (fratelli musulmani).
La testimonianza di fede (Shahada):
«Ashadu an là ilàha illà Allàh, wa ashadu anna Muhammad Rasul Allàh»
La cui traduzione e’:
“Testimonio che non vi e’ altro Dio se non Dio, e che Mohammed e’ il Suo Servo e Suo Messaggero”

mercoledì 8 novembre 2017

L'adozione nei paesi islamici


“Dio non… ha fatto dei vostri figli adottivi dei veri figli… Chiamate i vostri figli adottivi dal nome dei loro veri padri… E se non conoscete i loro padri, siano essi vostri fratelli nella religione e vostri protetti…”. Corano (Sura XXXIII: 4-5, 37-40)

A parte la Tunisia, l’adozione nei Paesi di religione musulmana è vietata non solo all’interno dello stesso Paese, ma è vietata anche l’adozione internazionale. Il divieto di adozione è rimasto anche nelle legislazioni contemporanee dei Paesi islamici, i quali concedono però largo spazio al riconoscimento di paternità, ammesso dal diritto islamico, il quale produce un legittimo rapporto di filiazione. Il riconoscimento di paternità diventa quindi un sotterfugio giuridico per aggirare questo divieto.
Il Corano, e quindi il diritto islamico che dal libro sacro deriva,  proibisce l’adozione in generale, perché non riconosce legami tra genitori  e figli diversi da quelli biologici.
La nostra adozione non esiste nei paesi musulmani dove si è figli solo se c’è il legame biologico. Esiste però la “Kafala” (in diritto islamico significa “fideiussione”) che è un istituto giuridico e costituisce oggi lo strumento principale di protezione dell’infanzia in tanti Paesi islamici. Il minore per essere sottoposto alla Kafala deve essere preventivamente dichiarato in stato di abbandono dal Tribunale. Secondo la Kafala un bambino musulmano  che è orfano di entrambi i genitori  o un bambino abbandonato dai suoi genitori biologici viene  affidato preferibilmente a dei parenti maschi che curino la crescita e l’istruzione del minore. Questa persona diventa nel termine islamico  ”kafil” e  il bambino diventa un ” makfoul”, cioè vuol dire che il bambino non cambia cognome e non diventa figlio. L’impegno richiesto è di crescere e accudirlo fino a quando compie 18 anni. Questo significa che la “kafala” non crea alcun legame parentale e non recide il vincolo di sangue del minore con la famiglia d’origine. La “Kafala” quindi corrisponderebbe quasi ad un ” affidamento famigliare”  disciplinato nei nostri paesi occidentali, ma si differenza in quanto prevede l’impegno definitivo del “kafil”, mentre il nostro istituto prevede la collocazione  temporanea del minore presso un’altra famiglia, in attesa del momento in cui il minore potrà tornare nella propria famiglia d’origine.

Sylvia Eibl, presidente di  Children First onlus
Associazione Umanitaria Filantropica, www.childrenfirst.it

venerdì 29 settembre 2017

L' Ashura.

Il 29 e 30 settembre 2017 si festeggia l' Ashura.


Ashura significa letteralmente il decimo, ed è una celebrazione religiosa musulmana che cade nel decimo giorno di Muharram, primo mese sul calendario islamico. È celebrata da sunniti e sciiti ma per ragioni diverse.
I 3 giorni del festival dell’Ashura  hanno avuto origine, molto tempo fa  quando il profeta Maometto con i suoi seguaci, trovò la comunità di ebrei a Medina che stava digiunando per lo Yom Kippur o Giorno dell'espiazione. Quando il Profeta chiese agli ebrei il motivo del loro digiuno, risposero che era per ricordare il giorno in cui Dio salvò Mosè  dagli egiziani. Essendo Mosè un profeta della fede islamica, Maometto pensò che anche i musulmani avrebbero dovuto digiunare in questo giorno per espiare i peccati commessi durante l’anno. Con l’avvento del Ramadan, due anni più tardi la celebrazione dell' Ashura non fu più obbligatoria. Fu con la morte del Profeta  che si verificò nella comunità musulmana un grande scisma che diede origine alla divisione tra sunniti e sciiti  discordi su chi dovesse succedere a Maometto.
Per i musulmani sciiti il giorno dell’ Ashura acquistò un nuovo significato dopo la morte di Husayn ibn Ali, nipote di Muhammad, che  il  10 ottobre del 648 D.C. morì flagellato insieme a familiari e seguaci (una settantina di persone in tutto) contro un esercito di centomila persone guidato da Umar ibn Sa'ad, figlio del fondatore di Kufa, nella battaglia di Karbala in Iraq. L’Ashura, diventò un giorno di lutto in commemorazione del martirio di Husayn ibn Ali, e la battaglia di Karbala fu vista come una lotta tra il bene e il male. Questo diede origine anche alle due differenze nella celebrazione dell’ Ashura che per i sunniti è tempo di gioia perché celebra la vittoria di Allah attraverso Mosè contro gli egiziani, mentre  per i musulmani sciiti è una giornata di dolore. Vengono indossati abiti di lutto e non c'è segno di gioia, musica, danza e nessun godimento terreno, si leggono poesie che ricordano la battaglia a Karbala e il martirio di Husayn ibn Ali. È vietato programmare nozze o feste per questo giorno o in prossimità. 
Si fanno processioni e le persone battono i loro petti in segno di dolore. In alcune città si organizzano rappresentazioni della battaglia di Karbala, con attori che ripropongono  gli eventi di quel giorno. Anche se molte delle autorità spirituali sciita hanno proibito e scoraggiato la pratica dell'autoflagellazione, ci sono molti credenti che seguono ancora queste pratiche e flagellano il loro corpo con catene.
In questi giorni si organizzano anche pellegrinaggi sulla tomba di Husayn ibn Ali.
A causa della loro rivalità storica, specialmente nei paesi con presenza di comunità sciita e sunnita, in questi giorni si verificano anche attacchi mortali tra le due comunità.

giovedì 11 maggio 2017

Le festività islamiche: Laylat ul Bara'ah


Venerdì, 12 maggio 2017 è:


Laylat ul Bara'ah o "notte della purificazione", una celebrazione musulmana che si verifica esattamente due settimane prima del Ramadan. Questo è un momento di cui i credenti sono invitati a cercare il perdono per i peccati commessi durante l'anno passato. Pertanto, questa notte dovrebbe essere spesa in totale sottomissione ad Allah Onnipotente, e ci si dovrebbe astenere da tutte quelle attività, che possono dispiacere ad Allah. Anche se ogni musulmano deve costantemente astenersi dai peccati, questa astensione diviene tanto più necessaria in questa notte, perché commettere i peccati significherebbe rispondere alle benedizioni divine con disobbedienza e crimini. Un tale atteggiamento arrogante può scatenare solo l'ira di Allah. 
Per il profeta, è stato il momento in cui Allah ha concesso la sua misericordia che si è manifestata nel definire il destino di pentiti e dando indicazioni sul comportamento da avere nell'anno futuro.
Durante la notte del Laylat ul Bara'ah, è consuetudine pregare e chiedere perdono per tutti i peccati passati. È pertanto opportuno di rimanere svegli tutta la notte, dire 100 preghiere oppure leggere il  Corano.
Il digiuno è talvolta praticato il giorno dopo la notte del Laylat ul Bara'ah.