venerdì 2 luglio 2021

Le cascate di Ouzoud

Le cascate di Ouzoud, situate presso il villaggio di Tanaghmeilt, nelle montagne dell'Alto Atlante, a 160 Km da Marrakech, sono le più alte del Marocco e precipitano da un’altezza di 110 metri offrendo uno spettacolo naturale di straordinaria bellezza. Scendendo poi in basso e seguendo il corso del fiume,El Abid, ci si immerge in un vero e proprio paradiso naturale di rigogliosa vegetazione,Un oasi naturale e lussureggiante, incastrata in una valle rurale tra montagne di arenaria rossa, come rosso è il colore delle acque del fiume, in una valle fertile e incantata dove si trovano ulivi, mandorli, fichi, melograni, frantoi, pecore e scimmie, cascatelle e piscine naturali dove bagnarsi in pieno contatto con la natura. I  Berberi chiamano queste posto le Cascate dei Mulini, proprio per i tanti mulini ad acqua presenti lungo il corso del fiume. È possibile pernottare lungo il fiume immersi nel verde degli ulivi che ricoprono la montagna (in berbero ouzoud significa ulivi): un’oasi di relax e tranquillità dove l'unico rumore è quello dell'acqua che scorre.

sabato 5 giugno 2021

Imilchil festival: il festival delle spose.



Tra la seconda e la terza settimana di settembre, nel villaggio berbero di Imilchil, nel cuore dell’Alto Atlante, si svolge una festa davvero insolita per ricordare una storia d’amore, quella di due innamorati divisi dalla appartenenza a due diversi clan: gli Ait Yazza e gli Ait Ibrahim. Tutto nasce da una leggenda, che varia a seconda di chi la racconta, secondo la quale i due amanti, fortemente contrastati dalle loro famiglie, per disperazione piansero talmente tanto da morire.  Le loro lacrime riempirono due laghi ora noti come Isli e Tislit. Ma la tragedia non finisce qui perché le tribù credono infatti che la coppia non sia stata in grado di essere unita neanche nell'aldilà dato che la montagna tra i due laghi li separa nella morte oltre che nella vita e quindi sono condannati a desiderarsi l'uno l'altro eternamente. Sempre secondo la leggenda, le famiglie, distrutte dal senso di colpa, per ricordare ciò che era successo, istituirono una festa durante la quale le ragazze berbere erano libere di scegliere il proprio fidanzato. In questa occasione, chiunque avesse deciso di sposarsi non avrebbe incontrato alcuna opposizione.  Sebbene oggi non si celebrino più matrimoni reali durante il festival, giovani uomini e donne delle varie tribù si incontrano e si fidanzano sposandosi poi in una data successiva da loro scelta in un incontro privato in modo da rispettare le rigide regole sociali riguardo al corteggiamento e al matrimonio. Le donne che partecipano al festival in cerca di un potenziale compagno di vita, accompagnate dai loro padri, vestono con abiti tradizionali e indossano  gioielli  raffinati mentre gli uomini che sono disponibili vestono di bianco. Il suono della musica tradizionale inonda la zona e l'atmosfera è gioiosa. Il festival è anche un'occasione per le tribù locali di vendere le loro merci e di fare scorta prima dei rigidi mesi invernali in montagna. Viene allestito un souk temporaneo, con tende che si estendono in tutto il piccolo villaggio. Per molti anni, il festival è stato un evento chiuso tra tribù, ma con l'aumento del turismo nella zona,  è stato aperto ai visitatori.

lunedì 3 maggio 2021

Ad Aleppo con la musica tarab


Poche cose possono emozionare come la musica. Una sinfonia di Mahler suonata da un’orchestra, una performance di fado portoghese, un concerto blues o un’esibizione di tango… C’è però un altro genere musicale, con una storia centenaria ma meno conosciuto, almeno qui da noi, che è in grado di suscitare emozioni ancora più forti.  Il tarab, musica popolare siriana, pare abbia il potere di lasciare gli ascoltatori in uno stato estatico, simile alla trance. Diffusa in tutto il mondo arabo, specialmente in Egitto e Libano da dove arrivano i musicisti più famosi, il cuore del tarab è però Aleppo: per i suoi abitanti infatti questa musica è nel sangue da secoli ed è considerata come qualcosa di sacro da tutelare. Si dice che l’effetto estatico sia dovuto dalla combinazione di due elementi, da una parte il suono degli strumenti e dall’altro dalle parole. Le canzoni di tarab vengono suonate da diversi strumenti: una sorta di cetra chiamata qanun, un liuto arabo a forma di pera chiamato oud, un lungo flauto chiamato ney e occasionalmente un rebab, lo strumento ad arco più antico del mondo. Sopra le melodie suonate su questi strumenti, i cantanti ripetono, per ore, i versi di alcune antiche poesie (ma non solo), chiamate muwashahat. Ma perché se è diffuso in tutto il mondo arabo e perché se i cantanti più famosi provengono da Egitto e Libano, è Aleppo la culla del tarab? Senz’altro c’entra la posizione della città siriana. Aleppo si trova infatti all’estremità occidentale della Via della Seta, dove sono confluite tradizioni e culture diverse come quelle curde, irachene, turche e dell’Asia centrale ed è qui che sono state scritte le prime muwashahat, introdotte dai mori per la prima volta, ed è grazie agli aleppini se sono rimaste in vita per più di mille anni. Sono loro che le hanno custodite e tramandate.  Inoltre, nella lunga storia del tarab molti nomi famosi, che forse alla maggior parte di noi non dicono nulla, ma che per chi ama o conosce il genere sono considerati dei miti, hanno proprio origine siriane. E chi ha avuto la fortuna di ascoltare un concerto di tarab dal vivo lo descrive come un’esperienza “magica”. La giornalista Helen Russell ha inserito questa esperienza nel suo libro "The Atlas of Happiness, The Global Secrets of How to Be Happy".


https://www.vanityfair.it/viaggi-traveller/notizie-viaggio/2021/01/10/viaggi-nel-mondo-alla-ricerca-della-felicita-lestasi-ad-aleppo-con-la-musica-tarab

venerdì 2 aprile 2021

Istanbul Tulip Festival


Ogni anno, nel mese di aprile , Istanbul ospita uno dei più grandi festival dei tulipani al mondo “Istanbul Lale Festivali”. Dal 2006, Istanbul ha ufficialmente iniziato a celebrare l’amore per questi fiori piantando milioni di tulipani nei parchi, nei viali, nelle rotatorie e in tutti i terreni aperti della città arrivando ad un totale di 30 milioni di fiori, di cui oltre mezzo milione in piazza Sultan Ahmet per realizzare un tappeto di fiori davanti alla Moschea Sultan Ahmet meglio conosciuta come Moschea Blu. Non poteva quindi mancare un coloratissimo festival dei fiori primaverili con decorazioni nei parchi cittadini, nelle piazze e in tutta la città di Istambul. I fiori, piantati in contrasto e per varietà di forma e colore creano uno scenario mozzafiato. Gli abitanti del posto gareggiano anche tra loro su chi crea le decorazioni più belle su balconi e finestre. Dato che i tulipani iniziano a fiorire intorno alla fine di marzo - inizio aprile e fioriscono per diverse settimane deliziando l'occhio e lo spirito per quasi un mese, il festival si svolge normalmente dal 1 ° al 30 aprile. Il governo e la gente organizzano workshop, attività, concerti e mostre su questo tema.

venerdì 5 marzo 2021

La famiglia pakistana (2° parte)


L’impegno primario dei genitori pakistani è quello di fare dei propri figli, sia maschi che femmine, dei “buoni musulmani”: un’enfasi particolare è posta dunque sull’educazione religiosa sia attraverso la frequentazione di scuole coraniche, sia, soprattutto, attraverso l’insegnamento dei valori fondamentali della tradizione religiosa, ma anche familiare e tribale, da parte dei genitori. Le madri sono investite di questo ruolo forse più ancora dei padri, in particolare rispetto alle figlie. Tra i punjabi di casta jat, che sono maggioritari tra gli emigranti, assume particolare importanza il concetto di hizzat, “onore”, che assume valenze diverse per maschi, soprattutto i primogeniti, e per le femmine. Se per i primi l’imperativo è quello di contribuire al benessere economico della famiglia con il proprio lavoro o con una formazione migliore di quella ricevuta dai padri, per le femmine è importante emulare le virtù di moralità, pudore, riservatezza incarnate dalle madri ed è necessario assicurare loro una dote adeguata per salvaguardare il prestigio familiare. Lo svezzamento e la cura dei figli piccoli è considerata una mansione prettamente femminile, che vede impegnate tutte le donne di un nucleo familiare, sia esso poligamico o monogamico. Alle figlie più grandi si chiede di affiancare la madre/le madri nelle faccende domestiche e nella cura dei bambini. I padri sono invece maggiormente chiamati in causa rispetto alla corretta introduzione in società dei figli maschi, cui si richiede una condotta che non rechi mai danno al buon nome del genitore. Cortesia, buone maniere e un atteggiamento di riserbo sono considerati attributi desiderabili sia per i maschi che per le femmine. Se per i primi è possibile tollerare qualche trasgressione giovanile (occasionale consumo di alcolici, fumo, frequentazione di case di tolleranza), ma sempre entro i limiti di ciò che è convenzionalmente accettato, per le seconde la retta condotta e la buona reputazione sono spesso le sole garanzie per un buon matrimonio. Il ruolo delle madri e delle donne anziane della famiglia come custodi della tradizione è considerato cruciale per i figli di ambo i sessi fino alla pubertà, poi il padre tende ad occuparsi del matrimonio delle figlie e dell’educazione dei figli maschi alla vita adulta e lavorativa. Rispetto alla cura dei bambini, la società pakistana si presenta ancora molto arretrata, come testimonia l’alto livello di mortalità infantile. Campagne di controllo demografico, che invitano le madri a diradare le gravidanze e mantenere basso il numero dei figli, hanno finora avuto scarso successo. Per la maggior parte delle madri è difficile avere accesso a cure mediche e ginecologiche adeguate, mentre le cattive condizioni igieniche in cui versano la maggior parte degli agglomerati urbani e la scarsità di acqua potabile rendono particolarmente delicati i primi anni di vita dei bambini.   

domenica 7 febbraio 2021

La Moschea Ubudiah di Kuala Kangsar in Malesia


Masjid Ubudiah o moschea Ubudiah in italiano è la moschea principale della città di Kuala Kangsar, situata a pochi passi dalla residenza ufficiale del Sultano del Perak. È senza alcun dubbio tra le più belle moschee visitabili in Malesia. Progettata da Arthur Benison Hubback, è stata costruita nel 1917 durante il sultanato di Idris Murshidul’adzam Shah (1887 – 1916), il quale guarito da una malattia promise di regalare al suo popolo una moschea di grande bellezza. La sua  costruzione non fu semplice e durò molti anni in quanto i lavori furono interrotti più volte – tra queste, l’episodio più drammatico in termini di costi è stato causato da due elefanti appartenenti al sultano. Gli elefanti fuggiti dal palazzo reale danneggiarono tutto il materiale importato dall’Europa compreso il costosissimo marmo italiano. Il secondo ordine di marmi provenienti dall’Italia fu interrotto dalla prima guerra mondiale. La moschea fu completata alla fine del 1917. Purtroppo, il sultano Idris Murshidul’adzam Shah morì un anno prima ed oggi riposa nel mausoleo costruito accanto. La moschea fu ufficialmente inaugurata dal sultano Abdul Jalil Karamtullah Shah, successore nonché figlio di Sultan Idris. L’architettura neo-moresca è lo stile utilizzato per la costruzione di questo edificio. Presenta una pianta ottagonale circondata da 4 minareti alti circa 38 metri ciascuno, sormontata, nella parte centrale, da una cupola  dal diametro di circa 20 metri. La moschea ha una capacità massima di 1000 persone, e solitamente si trova colma di gente al venerdì o quando il sultano presenzia alle funzioni religiose presentandosi in moschea con tutta la sua corte. Oltre ad essere un luogo di preghiera, questa moschea è diventata una delle icone turistiche del Perak. L’accesso ai visitatori è consentito alla sala principale solamente durante le ore di non preghiera.

venerdì 8 gennaio 2021

La famiglia pakistana (1° parte)


La famiglia è, assieme alla religione musulmana, alla base della struttura sociale pakistana. All’interno della famiglia si svolgono tutte le più importanti fasi della vita dell’individuo, dalla nascita, al matrimonio, alla morte. L’organizzazione della famiglia è di tipo esteso, patriarcale e patrilocale*. L’intero lignaggio patrilineare si trova raccolto in un’unica unità abitativa, dove convivono padre e madre, i figli, le nuore e i nipoti, con l’eccezione delle figlie che, una volta sposate, lasciano la casa del padre per andare a vivere nella casa del marito. Anche se nelle grandi città è in atto una progressiva nuclearizzazione delle famiglie, questo vale solo per meno di un quarto della popolazione. La maggior parte degli eventi sociali coinvolgono l’intero gruppo familiare, bambini compresi, per cui la famiglia tende sempre a muoversi come un’unità compatta, mentre la frequentazione delle moschee, la vita pubblica e politica, restano appannaggio dei maschi adulti. Le famiglie pakistane tendono a essere molto numerose perché l’uso di contraccettivi è tuttora sporadico e i figli sono visti come un dono di Allah. Il capo indiscusso della famiglia è il padre: a lui spettano il diritto delle decisioni e il dovere del sostentamento: le donne infatti non lavorano, salvo in rari casi e soltanto nei centri urbani o in villaggi fortemente impoveriti. Una volta raggiunta l’età adulta il maschio primogenito acquista notevoli poteri all’interno della gerarchia familiare, divenendo di fatto il vicario del padre. Dato che la proprietà paterna deve restare sempre unita, ai figli cadetti si richiede in genere di lavorare alle dipendenze del primogenito o di emigrare per contribuire al benessere e al prestigio familiare lavorando nelle città o all’estero. La gestione della casa e l’educazione della prole è invece compito delle madri, con l’aiuto delle altre donne della casa (nuore e figlie piccole). Il bucato si fa ancora soprattutto lungo i banchi di fiumi e torrenti, oppure in mastelli in cui si trasporta a mano l’acqua dei pozzi. Gli anziani della famiglia sono trattati con grande rispetto.  La poligamia è consentita ma è economicamente assai onerosa e non sono molti gli uomini che possono permettersi di mantenere un nucleo familiare che conti più di una moglie. Le famiglie più abbienti vivono in grandi ville, bungalow o appartamenti con molte stanze, spesso dotati di servitù. Quelle più povere, per contro, vivono in abitazioni di due o tre stanze e in condizioni di grande sovraffollamento.

*Istituzione o usanza secondo la quale i figli maschi continuano a risiedere, anche dopo il matrimonio, con le loro famiglie nella casa paterna o nelle sue vicinanze.

La famiglia pakistana (2° parte)


martedì 8 dicembre 2020

Il balcone arabo: mashrabiya

Mashrabiya è il termine arabo dato ad un tipo di balcone sporgente dalla facciata di un edificio e chiuso con legno intagliato. Le mashrabiye offrono un sistema di rinfrescamento passivo tipico delle zone del Nordafrica e del mondo arabo, sfruttando le caratteristiche fisiche del legno e climatiche del luogo. Secondo la descrizione dell’architetto arabo Hassan Fathy, “il termine mashrabiya deriva dalla parola araba “bere” ed in origine significava “il luogo in cui si beve”. Probabilmente infatti, le persone erano solite riunirsi in questi freschi spazi sporgenti per sorseggiare delle bevande. Le funzioni di una mashrabiya sono diverse e variano in funzione della densità della trama, dell’altezza dello schermo e del luogo in cui si colloca. Grazie all’ordito di elementi di legno, le mashrabiye sono in grado di filtrare la luce e controllare il flusso d’aria, riuscendo a ridurne la temperatura ed aumentarne l’umidità. Queste capacità dipendono dal legno utilizzato che, se non trattato né rivestito, è in grado di assorbire e rilasciare l’acqua, in modo da regolare l’umidità degli ambienti. Ecco come funziona questo tradizionale quanto efficiente sistema di regolazione: quando il vento di notte attraversa la grata lignea, le cede la sua umidità, che viene trattenuta finché, di giorno, non vi batte il sole. Con il sole il legno rilascia l’umidità accumulata nelle ore notturne a favore delle condizioni climatiche interne. Le mashrabiye degli ambienti esposti a nord, quelle che più spesso si trovano all’ombra e quelle che prospettano su strade principali e affollate, hanno interstizi più stretti. Altra funzione, che non riguarda gli aspetti termoigrometrici, è quella di riparare dagli sguardi esterni, infatti questa soluzione permette di ottenere una buona vista sulla strada senza essere visti dai passanti.. Le mashrabiye, a tale scopo, presentano una trama più fitta nella parte inferiore ed interstizi più larghi in quella superiore, per scomparire, sostituita da un semplice vetro, ad un’altezza superiore al livello degli occhi. Attualmente si dicono mashrabiye quelle aperture schermate da una grata in legno, discreta, utile ed elegante, caratterizzata da una trama più o meno fitta.

domenica 25 ottobre 2020

Le festività islamiche: Al-Mawlid Al-Nabawi


Eid Al-Mawlid Al-Nabawi è la festa che commemora la nascita del Profeta Maometto. Si celebra il 12 di Rabi' al-awwal, terzo mese dell'anno musulmano che nel 2020 è giovedì 29 ottobre; nel calendario musulmano però, una festa inizia al tramonto del giorno precedente, quindi si festeggerà dal tramonto di mercoledì 28 ottobre.  Sebbene Mawlid al-Nabi cada sempre lo stesso giorno del calendario islamico, che è un calendario lunare, si sposterà  nel calendario gregoriano, che è solare, di ben 11 giorni ogni anno. Questo evento, che viene celebrato oggi da molte comunità musulmane nel mondo, sia sunnite che sciite, non fa parte delle due feste religiose canoniche (Eid al-Fitr) e (Eid al-Adha) ed ha conosciuto varie vicissitudini; più volte autorizzato e più volte eliminato. Il Mawlid è, infatti una festa piuttosto controversa in merito alla sua celebrazione, alcuni gruppi religiosi la ritengono legittima, altri la considerano un'innovazione religiosa (bidʻah) estranea all'Islam. Secondo loro, il compleanno del Profeta non è mai stato celebrato ai suoi tempi, né dai suoi compagni, né dai musulmani sunniti dei primi secoli. Nessuna traccia esplicita di questa festa esiste nel Corano e nella Sunnah. Ai nostri giorni, la notte del mawloud è organizzata in tutte le città religiose del Senegal. In Arabia Saudita, invece, non è vietata dalle autorità, ma non è riconosciuta. In Marocco  questa festa introdotta nel 1292 , dal sultano Marinid Abû Ya`qûb Yûsuf an-Nasr ancora genera due giorni festivi. In Tunisia si festeggia  anche cucinando un dolce caratteristico “l’assidat zgougou”. Si tratta di una crema preparata con i semi del pino d'Aleppo, (pinoli chiamati “zgougou") e l’aggiunta di crema pasticciera. In Senegal e Mali , dove si chiama Gamou vengono organizzate importanti celebrazioni. In Kenya , sull'isola di Lamu (la cui capitale è considerata una città santa nella cultura swahili), il Mawlid è ogni anno occasione di un festival culturale che circonda un importante pellegrinaggio, che attira fedeli da tutta la regione. 

venerdì 9 ottobre 2020

Mondo cinema: Baran

Un film di Majid Majidi. Con Hossein Abedini, Zahra Bahrami, Mohammad Amir Naji, Hossein Mahjoub Amir Naji, Hossein Mahjoub, Abbas Rahimi. Iran 2001.        Genere: drammatico.

Latif, 17 anni, lavora come assistente in un cantiere: va a fare la spesa, prepara da mangiare per gli operai. Un giorno, uno degli operai si ferisce gravemente e deve smettere di lavorare. L'uomo è un profugo afgano immigrato illegalmente e suo figlio, Rahmat, arriva al cantiere per sostituirlo. Per il ragazzo i lavori pesanti risultano impossibili e il capo cantiere decide di dare a lui il posto di Latif, fisicamente più forte e quindi in grado di affrontare compiti più impegnativi. La cucina si rivela presto il luogo ideale per Rahmat e tutti gli operai vengono conquistati dalla bontà dei pasti che prepara e dal suo squisito tè. Nessuno rimpiange Latif che, costretto a pesanti lavori manuali, comincia a spiare il rivale per coglierlo in fallo e riavere il suo posto. Dopo molti tentativi falliti Latif scopre esterrefatto il segreto di Rahmat. Un segreto che sconvolgerà la sua esistenza.

lunedì 24 agosto 2020

Grande Moschea di Kairouan (Qayrawan)



Questa moschea tunisina, che sorge nella prima città islamica del Nordafrica è una delle quattro città più sacre ai musulmani ed è ispirata all'architettura della casa di Maometto a Medina, considerata la prima moschea al mondo.
La sua storia
Fu costruita da ʿUqba b. Nāfiʿ nel 670 (anno 50 secondo il calendario islamico) e fu considerata un modello per tutte le moschee successive del Maghreb. La moschea che è anche conosciuta come la moschea Sidi Uqba,  poco tempo dopo la sua costruzione, verso il 690, fu distrutta durante l'occupazione di Qayrawan da parte dei Berberi, e fu ricostruita dal generale ghassanide Hassān b. al-Nuʿmān nel 703. A seguito dell'espansione della città alla metà dell'VIII secolo, Hisham ibn 'Abd al-Malik, califfo omayyade di Damasco, fece nuovamente ricostruire la moschea dalle fondamenta sotto la direzione di Yazid ibn Hatim,conservando solo il miḥrāb dell'edificio più antico. Sotto il regno dei sovrani Aghlabidi, Qayrawan raggiunse il suo apogeo e nell’836, Ziyadat Allah pensò di far ricostruire ancora la moschea. Nell'863, Abu Ibrahim Ahmad ingrandì la sala di preghiera aggiungendovi tre arcate sul lato settentrionale e la cupola sopra l'entrata. Nell'875, Ibrahim II l'allargò ulteriormente aggiungendo tre nuove arcate, a spese del grande cortile e raddoppiò le gallerie sugli altri tre lati di esso.
Per secoli, la Grande Moschea di Kairouan è stata meta di pellegrinaggio per i nordafricani che non sono stati in grado di fare il lungo viaggio alla Mecca . Secondo la credenza popolare, sette viaggi a Kairouan equivalgono ad un hajj alla Mecca.
Il cortile è pavimentato con lastre di pietra e pendii verso un foro di drenaggio riccamente decorato al centro, che filtra la polvere dall'acqua piovana e la deposita in una cisterna del IX secolo. Intorno al cortile ci sono bellissimi portici con arco a ferro di cavallo contenenti circa 400 colonne antiche. Questi, essendo stati riutilizzati da edifici cristiani romani, bizantini e latini, presentano simboli di queste ex fedi che sono visibili ovunque.Sul lato nord del cortile si trova un enorme minareto a tre piani che sale a 115 piedi di altezza. Il livello più basso del minareto risale al 728 e comprende due lastre romane riutilizzate con iscrizioni latine (una capovolta).
Dopo aver tolto le scarpe, i musulmani eseguono le abluzioni abituali (lavaggio rituale) nel portico prima di entrare, attraverso porte di legno splendidamente scolpite risalenti al 1829, nella sala di preghiera , che è sormontata da una bella cupola ed ha 17 navate supportate da 414 antiche colonne di marmo e porfido di Cartagine e Sousse. La sala è illuminata da lampadari e ammorbidita con tappeti che coprono l'intero pavimento e le basi delle colonne. La navata centrale conduce al mihrab piastrellato del IX secolo (nicchia che indica la direzione della Mecca) sul lato sud della moschea. Le tessere del mihrab, così come il legno per il vicino minbar (pulpito), furono importate da Baghdad. All'interno della moschea ci sono tombe di santi locali.

lunedì 20 luglio 2020

7 curiosità sulla condizione della donna nel mondo arabo


Quella della condizione della donna nel mondo arabo è una questione estremamente complessa e di difficile indagine, sia perché esistono enormi differenze culturali tra i diversi gruppi, sia perché si va spesso ad inserire in contesti in cui il rispetto della legalità è di difficile gestione; inoltre, pur all'interno dello stesso contesto, la condizione femminile varia fortemente (come sempre avviene) a seconda del ceto sociale di appartenenza. Nel seguente articolo abbiamo voluto fare chiarezza su alcuni aspetti della vita delle donne nel mondo arabo, così come vengono previsti dalla legge e dalle regole locali. Ovviamente, il tutto va preso con le pinze: una cosa è la regola, un'altra è - purtroppo - la sua effettiva applicazione.

1) Matrimoni combinati
I matrimoni combinati esistono ancora nel mondo arabo e costituiscono circa la metà dei matrimoni totali. Molti pensano però che la donna non abbia mai voce in capitolo. In realtà, ha il potere di rifiutare l'uomo che le viene proposto.

2) Spose bambine?
Nella maggior parte dei paesi arabi l'età minima per sposarsi, sia per gli uomini sia per le donne, è diciotto anni. Ma per fare un esempio, in Tunisia, dove l'età legale per sposarsi è proprio 18 anni, la media delle donne ha 25 anni al momento del matrimonio.

3) Alcool ai matrimoni
Dobbiamo ricordare che la religione proibisce l'alcol. E lo stesso vale per i matrimoni. Se mai foste invitati a un matrimonio islamico, ricordatevi che non si berrà alcol e che è vista come una maleducazione estrema regalare una bottiglia agli sposi.

4) Matrimoni con non - musulmani
La legge islamica tratta molto diversamente uomini e donne riguardo questa questione. Agli uomini è consentito sposare donne non musulmane che, in caso di divorzio, perderanno l'affido dei figli. Quasi in tutti i paesi arabi, alle donne non è consentito sposare uomini appartenenti ad altre religioni.

5) Divorzio
È molto difficile per le donne arabe ottenere il divorzio. Devono dimostrare che loro marito le trascuri e che non badi alla loro sussistenza. Per gli uomini è molto più facile. Secondo alcune tradizioni, l'uomo deve ripetere per tre volte la frase "Io ti rifiuto", poi segue un breve periodo in cui la donna rimane in casa e la coppia non si parla. Al termine di questo lasso di tempo, l'uomo può dichiarare "Io ti riaccolgo" e sanare il matrimonio. Può ripetere questo procedimento per tre volte all'interno di un solo matrimonio. Dopo la terza, dovrà divorziare per forza.

6) Monogamia
A differenza di quanto si pensi, la poligamia non è così diffusa nel mondo arabo. Sebbene a un uomo sia consentito avere fino a quattro mogli, come abbiamo visto è obbligato a mantenerle tutte e quattro! Per questo la poligamia è una realtà solo per gli uomini più ricchi del mondo arabo, come i famosi sceicchi.

7)Weekly Women 's Day
Un'usanza particolare è in vigore negli Emirati Arabi ed è il Weekly Women's Day: un giorno alla settimana in cui l'accesso alle spiagge, alle piscine e ai saloni di bellezza è consentito solamente alle donne. 

sabato 20 giugno 2020

L'Hotel Atlantis The Palm



L' Atlantis The Palm è un resort hotel (cinque stelle) a tema oceanico all'apice della mezzaluna di Palm Island a Dubai negli Emirati Arabi Uniti. E’ stato il primo ad essere costruito sull'isola e si basa sul mito della città sommersa di Atlantide. L'edificio principale ha due torri centrali, denominate Est e Ovest, unite tra loro dalla Royal Bridge Suite. Il resort di 46 ettari comprende 1.539 camere, 23 ristoranti, boutique di lusso, un parco acquatico a tema nautico di 17 ettari e giardini tropicali con oltre 250.000 piante e alberi. Nei ristoranti, due dei quali sono di proprietà di Robert De Niro e di  Gordon Ramsay, si può gustare cibo di ogni angolo del mondo e in alcuni si mangia con un grande acquario sullo sfondo. Il parco acquatico di 42 acri, Aquaventure, offre scivoli, percorsi, parco giochi per i bambini  e un’attrazione del parco è lo scivolo "Leap of Faith", un salto di 60 piedi con un'angolazione di 86 gradi dalla cima di un tempio Maya. Si scivola attraverso un tunnel trasparente sommerso in una laguna e circondato da squali e razze. La Lost Chambers del resort, vera e propria meraviglia subacquea, offre la possibilità di ammirare da vicino 65.000 animali marini provenienti da tutto il mondo.  Nella zona dell'hotel ci sono oltre 30 negozi, tra cui Chanel e Tiffany & Co. Le persone sotto i 21 anni non possono effettuare il check-in presso l'Atlantis The Palm senza genitori e in questa struttura non sono ammessi gli animali. 
L’ hotel Atlantis è stato progettato da Wimberly, Tong and Goo, un'azienda internazionale specializzata in complessi alberghieri di lusso, ed inaugurato ufficialmente nel settembre 2008. Il costo di costruzione è stato stimato in 1,5 miliardi di dollari. Il design incorpora l'architettura araba classica sia all'interno che all'esterno dell'hotel di 23 piani, con pietre semi-preziose e intricate conchiglie fossili incluse in tutto il complesso. Una scultura in vetro alta 10 metri, opera dell'artista Dale Chihuly, contiene più di 3.000 pezzi di vetro soffiato dai colori intensi che vanno dall’ arancio infuocato al verde tranquillo e dal rosso al blu, circondati da una vasca di riflessione. Nella hall dell'hotel i soffitti ad arco alti 19 metri presentano 8 murales dipinti a mano dall'artista spagnolo Albino Gonzalez. L'appaltatore, Laing O'Rourke, ha sviluppato l'involucro dell'hotel utilizzando una facciata modulare prefabbricata in fibra di vetro/ cemento armato, che è stata installata dai loro specialisti. L'operazione logistica per facilitare la costruzione dell'intricato progetto ha presentato delle sfide. È stata messa a punto un'operazione molto complessa che ha coinvolto le consegne stradali, la movimentazione e la distribuzione, le utenze temporanee, i sistemi di comunicazione, la gestione del traffico e un'enorme quantità di manodopera in loco. Al suo culmine, la forza lavoro era di 10.000 persone, che lavoravano 2 milioni di ore al mese.L'operazione è stata completata con 2 mesi di anticipo rispetto al programma.







domenica 10 maggio 2020

Shibam: la “Manhattan” del deserto.


E’ nello Yemen e precisamente nella città di Shibam che si trovano i primi grattacieli della storia; edifici altissimi costruiti con il fango. 
Shibam è una città fortificata che risale al XVII secolo, ma abitata da oltre 2.000 anni. Un tempo era una delle soste lungo le vie carovaniere dell’incenso e delle spezie che attraversavano la pianura arabica ed era la capitale del regno di Hadhramaut, che oggi dà il nome alla regione yemenita. La città costruita su una collina al di sopra del wadi, fu fondata sui resti del precedente stanziamento distrutto da un’inondazione e protetta da mura difensive che riuscirono a salvare gli abitanti dalle invasioni e dagli attacchi delle tribù rivali e dai beduini. 
I “grattacieli” costruiti da famiglie potenti che, rivali tra di loro, facevano mostra del proprio prestigio e ceto sociale, oltre che del potere economico, sono alti fino a undici piani. Con fango e acqua venivano modellati i mattoni che poi erano fatti asciugare al sole per giorni. Questi palazzi non hanno finestre al pian terreno, che viene utilizzato come magazzino per le granaglie; il primo piano è utilizzato dagli uomini, mentre le donne occupano i piani superiori. Solitamente ogni piano ha una sola grande stanza. Gli interni degli androni principali dove le persone si incontrano e socializzano sono spesso finemente decorati. I piani più alti sono dedicati alle famiglie che vivono insieme. Molti edifici sono collegati in cima da ponti e passerelle: si trattava di un antico sistema difensivo per mettere in comunicazione le varie torri di guardia, ma oggi vengono utilizzati dagli anziani per passare da un palazzo all'altro, piuttosto che salire e scendere interminabili rampe di scale. Queste alte strutture erano spesso danneggiate da venti, piogge e dall’erosione. L’ultima calamità risale al 2008, quando un ciclone tropicale colpì Shibam, danneggiando numerosi palazzi. 
Nel 1982, la città è stata aggiunta alla lista dei Patrimoni mondiali dell’umanità dell’Unesco proprio per il suo rischio di "estinzione". Non occorre per forza la furia devastatrice dell'acqua per far crollare gli edifici. L'intera città deve essere sottoposta a una manutenzione costante per far sì che i suoi palazzi restino in piedi: il fango essiccato deve essere costantemente apposto strato su strato affinché le mura siano stabili e non crollino. Shibam non si può certo definire una città turistica, tanto è vero che non ci sono posti dove dormire e non c’è nemmeno un ristorante. All'ingresso del paese però vi è una piazza con un caffè, dove viene servito il tè e i locali si incontrano per fumare narghilè e giocare a domino.


lunedì 20 aprile 2020

Ramadan 2020 e Covid-19

La Ka' ba deserta in tempo di Covid-19

Il 24 aprile, il mondo islamico si prepara a celebrare il momento più sacro dell'anno: il Ramadan, il mese del digiuno dall'alba al tramonto. L'emergenza sanitaria per Covid-19 o Coronavirus, non cambierà nulla per chi si asterrà dai pasti quotidiani in quanto a chi è malato  non è richiesto digiunare, ma il Ramadan è anche un momento pieno di socialità, di tempo passato insieme in famiglia e con gli amici. E di preghiera condivisa. Nella maggior parte di paesi musulmani, leader politici e religiosi hanno chiesto ai fedeli di pregare da casa. La preghiera del venerdì, quella che riempie le moschee, è stata sospesa un pò ovunque.
Il Regno Saudita, chiudendo i suoi confini, ha interrotto il pellegrinaggio minore, Umrah, che i fedeli possono intraprendere in qualsiasi periodo dell'anno. L'attuale situazione non sembra permettere neppure il pellegrinaggio annuale, Hajj , uno dei cinque pilastri dell'Islam, che dovrebbe tenersi a luglio.
L'Iran, che ha a che fare con una delle più grandi diffusioni di virus in tutto il mondo, ha cancellato i venerdì di preghiera in tutte le città del Paese.
In varie zone dell'Asia centrale sono state anche annullate le celebrazioni per il Nowrùzil nuovo anno secondo il calendario persiano, che si sarebbe dovuto svolgere dal 21 al 25 marzo. 
Provvedimenti simili sono stati presi anche in Italia dove sono state sospese tutte le attività religiose.
E' anche il mese della convivialità e i musulmani si ritrovano in famiglia per rompere il digiuno nel momento dell'iftar serale invitando amici e molte volte aspettando insieme il suhur, il pasto consumato prima dell'alba, prima di iniziare un nuovo giorno di digiuno.
In questo tempo, le città, i caffè, i ristoranti e le piazze si riempiono. In paesi come l'Egitto dove è tradizione che istituzioni, privati cittadini, star del cinema e della televisione organizzino "tende" di Ramadan o tavolate rionali in cui è servito un pasto, è stato già anticipato dalle autorità che con l'emergenza sanitaria in corso, nulla di tutto ciò sarà possibile.
Le famiglie, durante il mese sacro, trascorrono anche lunghe serate in casa; è il momento in cui tutte le emittenti arabe, a partire dal primo giorno di Ramadan, trasmettono per l'intero mese, serie televisive (mosalsalat) seguite in compagnia.
Quest'anno imam e leader religiosi hanno chiesto alle famiglie di festeggiare senza raggruppamenti, di non andare a trovare o invitare amici e parenti. E di non uscire di casa. Le comunità musulmane si stanno così preparando alla possibilità di un Ramadan in cui si pregherà da soli: sarà difficile poter recitare in moschea la preghiera straordinaria e collettiva, il taraweeh, che riunisce milioni di persone in tutto il mondo ogni sera dopo la rottura del digiuno.
Per fronteggiare le restrizioni ai movimenti e alla vita sociale, comprese le cerimonie religiose, alcune organizzazioni musulmane hanno promosso seminari online e videoconferenze.