1. L'Oman non ha grattacieli. Gli edifici anche quelli più moderni, sono tutti bassi e donano un senso di ordine architettonico che colpisce. Una legge locale, infatti, stabilisce che nessuna costruzione può superare l’altezza del minareto di Muscat.
mercoledì 24 dicembre 2025
Oman, sapevi che...?
giovedì 23 ottobre 2025
Istanbul - Aya Sofia
Aya Sofia, conosciuta anche come Hagia Sophia, o Basilica di Santa Sofia, si trova nel cuore storico di Istanbul, nel quartiere di Sultanahmet vicina ad altre attrazioni importanti, come la Moschea Blu, il Palazzo Topkapi e il Gran Bazar ed è un simbolo dell'incontro tra islam e cristianesimo. Costruita nel 537 d.C. come cattedrale patriarcale della città di CostantinopolI per volere dell'Imperatore Giustiniano I, è stata successivamente convertita in moschea. Per quasi mille anni, è stata la chiesa più grande del mondo e un centro importante del cristianesimo ortodosso. Nel 1453, con la conquista ottomana di Costantinopoli, Aya Sofia fu convertita in moschea per volere del sultano Mehmed II e divenne un simbolo dell’Islam. L'architettura di Aya Sofia è un esempio straordinario di ingegneria bizantina. La sua imponente cupola è una delle caratteristiche più distintive dell'edificio. La struttura combina elementi di architettura romana e orientale. Le decorazioni interne, con mosaici dorati e calligrafie islamiche, riflettono la storia multiculturale di Aya Sofia. I mosaici bizantini che decorano le pareti e le cupole realizzati con tessere di vetro e oro, rappresentano scene religiose cristiane, come la Vergine Maria con il Bambino Gesù e Cristo Pantocratore. Durante il periodo ottomano, molti di questi mosaici furono coperti con intonaco, ma fortunatamente sono stati riportati alla luce grazie a restauri successivi. Quando Aya Sofia fu convertita in moschea, furono aggiunti numerosi elementi architettonici e decorativi islamici. Tra questi, i minareti costruiti intorno all'edificio, il mihrab (nicchia di preghiera) orientato verso la Mecca e i grandi medaglioni calligrafici con i nomi di Allah, Maometto e dei primi califfi islamici. Nel 1935, il governo della Repubblica Turca trasformò Aya Sofia in un museo, aperto a visitatori di tutto il mondo. Questa decisione mirava a preservare e valorizzare il significato storico e culturale dell'edificio, rendendolo un simbolo di tolleranza e dialogo tra le religioni. Aya Sofia è stata dichiarata Patrimonio dell'Umanità dall’UNESCO. Nel 2020, Aya Sofia è stata riconvertita in moschea e nonostante il ritorno al culto islamico, l'edificio rimane aperto a tutti i visitatori, continuando a rappresentare un punto di incontro tra le due fedi. Aya Sofia è avvolta da numerose curiosità e leggende. Ad esempio, si dice che l'Imperatore Giustiniano abbia esclamato "Salomone, ti ho superato!" al completamento della basilica, riferendosi al tempio di Salomone a Gerusalemme. Un'altra leggenda racconta che la colonna "piangente" all'interno della moschea abbia poteri miracolosi di guarigione.
rif : https://www.sivola.it/news/article/aya-sofia-unione-di-due-fedi-ad-istanbul
venerdì 26 settembre 2025
Le rocce dipinte
Posizionata a sud del Marocco, la cittadina di Tafraoute conta circa 5mila anime. É un centro piccolissimo incastonato in una vallata ai piedi del monte Djebel Lkest nella catena delle Anti Atlante, ma a circa 8 km, in una zona desertica usata anche come set per numerosi film, vi sono le famose “rocce dipinte”. Si tratta di un’opera d’arte abbastanza recente (risale a meno di 40 anni fa, 1984), realizzata da Jean Verane, scultore belga, che ha usato ben 18 tonnellate di vernice per dipingere alcune rocce della zona, riprendendo lo stile di una sua opera precedente, ossia “il deserto blu del Sinai”. Il Deserto Blu è un'installazione artistica nel deserto del Sinai, situata vicino a Dahab, dove l'artista, nel 1980, ha dipinto di blu un tratto di deserto per celebrare la pace. L'opera rappresenta un'esperienza surreale con le rocce azzurre che contrastano con la sabbia dorata e il cielo. L'artista usò dieci tonnellate di vernice, un regalo delle Nazioni Unite, per creare questa linea di pace e trasformare il deserto in una tela a cielo aperto.
sabato 23 agosto 2025
Dubai Frame: la cornice di Dubai
mercoledì 23 luglio 2025
La leggenda dell' Occhio di Allah
Nonostante il nome, l’origine dell’Occhio di Allah, conosciuto anche come Nazar Boncuk o “Occhio Turco”, non è strettamente religiosa, ma affonda le radici in antiche credenze popolari e leggende, specialmente in Turchia. È un amuleto la cui funzione principale è proteggere dal malocchio. Si narra che, in tempi antichi, le persone con occhi chiari (una rarità in alcune regioni del Mediterraneo) fossero considerate capaci di lanciare involontariamente il malocchio, ovvero sguardi carichi di invidia o negatività che potevano portare sfortuna. Per contrastare questa influenza, si pensò ad un amuleto protettivo che potesse “assorbire” e deviare le energie negative, nacque cosi l’ Occhio di Allah. Una delle leggende più famose racconta di un masso inamovibile che nessun uomo, nemmeno con la dinamite, riusciva a spostare. Un giorno, un abitante del villaggio noto per il suo sguardo “pesante” passò di lì e, guardando il masso, esclamò: “Che roccia grande!”. Immediatamente, il masso si frantumò in mille pezzi. Questo evento diede origine alla convinzione che uno sguardo, anche se non intenzionalmente malevolo, potesse avere un potere distruttivo, e che un “occhio” benevolo potesse contrastarlo. Il colore blu intenso è una caratteristica distintiva dell’ Occhio di Allah e questo non è casuale. In molte culture antiche, il blu era associato al cielo e all’acqua, elementi considerati sacri e protettivi.Si credeva che il blu potesse allontanare le energie negative e portare calma e serenità. Un aspetto interessante della credenza sull’Occhio di Allah è che, se l’amuleto si rompe o si incrina, non è un segno di sfortuna, ma esattamente il contrario! Si ritiene che l’ Occhio abbia svolto il suo compito, assorbendo un attacco di malocchio o una grande quantità di energia negativa destinata a te. Rompendosi, ha sacrificato se stesso per proteggerti. È quindi il momento di sostituirlo con un nuovo talismano.
giovedì 12 giugno 2025
Essere genitori nel mondo arabo
martedì 6 maggio 2025
10 curiosità sullo Yemen
Lo Yemen è una terra di antiche civiltà, paesaggi mozzafiato e tradizioni millenarie, ma è anche uno dei Paesi più poveri del Medio Oriente. Ha subito varie catastrofi naturali e provocate dall’uomo ma nonostante tutto questo il fascino di questo paese rimane intatto per i viaggiatori più intrepidi. Ecco 10 curiosità su questa terra.
1- L’Architettura di Shibam: la “Manhattan del Deserto”
Shibam, una città nell'Hadramaut, è conosciuta per i suoi grattacieli in mattoni di fango che risalgono a più di 500 anni fa. Questi edifici torreggianti, fino a otto piani, hanno guadagnato alla città il soprannome di "Manhattan del deserto". Un esempio straordinario di architettura sostenibile e antica.
2- La varietà di paesaggi dello Yemen
Dalle montagne verdeggianti di Jabal Haraz ai deserti infiniti del Rub' al-Khali, lo Yemen offre una straordinaria varietà di paesaggi. L’isola di Socotra, parte dello Yemen, è un vero paradiso della biodiversità, con specie vegetali e animali che non si trovano in nessun’altra parte del mondo.
3- Le Sorgenti Calde di Dhamar
Le sorgenti termali di Dhamar sono uno dei segreti meglio custoditi dello Yemen. Si dice che le acque di queste sorgenti abbiano proprietà curative e siano un luogo di relax per i viaggiatori locali e internazionali.
4- Sana’a: la città vecchia Patrimonio dell’Umanità
Sana’a, capitale dello Yemen, ospita uno dei centri storici più antichi e meglio conservati del mondo arabo. Le sue case torreggianti, decorate con intricati intonaci bianchi, risalgono a più di 2.500 anni fa.
5- L’Ospedale della Montagna di Ta’izz
Ta'izz, una delle città più grandi dello Yemen, è nota per il suo ospedale montano costruito in cima a una collina. Da qui si può godere di una vista mozzafiato della città e delle vallate circostanti, mentre l'ospedale offre cure essenziali in una posizione davvero unica.
6- Jambiya: più di una semplice arma
Il Jambiya è un pugnale ricurvo indossato dagli uomini yemeniti come simbolo di status e onore. Ogni Jambiya è considerata un prezioso oggetto di famiglia, passato di generazione in generazione.
7- Il Qat: pianta e tradizione sociale
Il qat è una sostanza profondamente integrata all’interno della cultura yemenita. Mentre nella maggior parte dei Paesi occidentali è considerata una sostanza illegale, nel sud-ovest dell’Arabia, questo stimolante è sempre presente nelle occasioni sociali e viene venduto come un qualsiasi altro prodotto, nonostante i tentativi da parte delle autorità locali e dei gruppi fondamentalisti di bloccarne la dizione ben radicata nelle terre montuose del Paese.
9- La musica Yemenita
La musica yemenita è un mix unico di influenze arabe e africane. La tradizione musicale è parte integrante della vita quotidiana, con strumenti tradizionali come l’oud che accompagnano canti e danze durante le celebrazioni.
10- La leggendaria Regina di Saba
L'antica città di Ma’rib, capitale del Regno di Saba, è famosa per la leggenda della Regina di Saba. Secondo la Bibbia e il Corano, questa potente regina visitò re Salomone con un corteo di ricchezze e misteri. Oggi, Ma’rib ospita imponenti rovine e il famoso Grande Diga di Ma’rib, un capolavoro ingegneristico dell'antichità.
mercoledì 19 marzo 2025
La danza Al Ayyala
giovedì 27 febbraio 2025
Le date del Ramadan
Ogni anno le date del mese sacro per i musulmani variano. Corrispondono al calendario islamico e vengono determinate dopo l'osservazione del ciclo lunare. Questo fine settimana inizia il Ramadan, uno dei cinque pilastri dell'Islam, insieme alla preghiera, all'elemosina, al pellegrinaggio alla Mecca e alla professione di fede. Ma quando esattamente? Venerdì 28 febbraio o sabato 1 marzo? Esistono due modi per determinare questi giorni. L'usanza vuole che l'inizio e la fine del Ramadan vengano solitamente comunicati in occasione della "notte del dubbio", attraverso l'osservazione del cielo, per confermare la presenza della luna crescente che segna l'ingresso nel nono mese del calendario islamico, avvalendosi di strumenti astronomici e osservatori sparsi in diversi paesi musulmani, che conservano questa usanza. La seconda si basa su calcoli scientifici che permettono di prevedere con centinaia di anni di anticipo il momento in cui apparirà la nuova mezzaluna. Secondo il teologo e sociologo Omero Marongiu-Perria, questo metodo, adottato ufficialmente in Turchia e Malesia, viene sempre più introdotto anche in altri paesi musulmani. Per quest'anno 2025, anno 1446 del calendario egiriano, la notte del dubbio è prevista per venerdì 28 febbraio perché il calendario lunare islamico è diverso dal calendario solare gregoriano: i cicli lunari che determinano i mesi sono più corti di circa dieci giorni (da dieci a dodici giorni in meno), di conseguenza le date di inizio e fine del Ramadan vengono spostate indietro di circa dieci giorni ogni anno.
Sabato 1 marzo sarà l'inizio del mese sacro
Ramadan Kareem
a tutti i musulmani
mercoledì 29 gennaio 2025
Yemen: Haid Al-Jazil
Haid Al-Jazil è un villaggio arroccato su un masso a 350 piedi dal suolo. Si trova a Wadi Dawan, nella valle desertica dello Yemen, uno degli ambienti più ostili al mondo. In tutto il Paese non ci sono fiumi o laghi permanenti e l’unica fonte di acqua per le persone che vivono lontano dalla costa si presenta sotto forma di queste valli fluviali stagionali chiamate wadi che si riempiono d'acqua in determinati periodi dell'anno. Per questo motivo, vengono costruiti villaggi come Haid Al-Jazil al fine di sfruttare la maggior parte di queste fonti d'acqua temporanee. Le case di Haid Al-Jazil sono costruite con mattoni di fango e i pavimenti in legno separano un piano dall’ altro. Sebbene possano sembrare delle costruzioni “fragili”, sono in grado di resistere alle stagioni delle piogge che minacciano di lavare via tutto. Vengono costantemente ristrutturate e gli abitanti hanno sviluppato tecniche che consentono di realizzare case anche di 11 piani; alcune di esse esistono da più di 500 anni. La struttura geologica dei wadi rende le case estremamente calde, infatti questa valle desertica cinta da mura su entrambi i lati, trattiene il calore e tiene fuori la brezza. Altri villaggi simili a Haid Al-Jazil sono sparsi nel deserto dello Yemen. La città più famosa nei pressi del Wadi Hadramaut è Shibam, chiamata anche "la Manhattan del deserto".
domenica 15 dicembre 2024
La poligamia nell'Islam. Parte terza. La diffusione
Le donne musulmane, dalla più osservante alla meno osservante, hanno letto e capito quanto recita il versetto coranico che tratta della poligamia, ma quando giunge il momento di metterlo in pratica, non sempre lo condividono. La prima moglie però non può impedire all’uomo di esercitare un diritto che gli viene direttamente da Dio, per cui o si adegua alla nuova situazione o chiede il divorzio. Capita che a volte decida di rimanere col marito e di aiutare nella crescita i figli della seconda moglie come se fossero suoi. In taluni casi accade persino che sia la prima moglie stessa a scegliere la seconda moglie per il marito. Naturalmente la sua scelta cadrà su una donna di suo gradimento, in modo da non creare conflitti in seno alla famiglia. Nel caso in cui la prima moglie, non sopportando di condividere il marito opti per il divorzio, la società la costringe a tornare a vivere con i genitori, con tutti i disagi che tale situazione indubbiamente comporta. L'Islam, nella sua interpretazione più coerente ai giorni d'oggi, ha concesso alla moglie (o al suo tutore matrimoniale – walî) il diritto di stipulare nel contratto di matrimonio (‘aqd) la clausola di non avere alcuna co-sposa. Se la moglie fa inserire nel contratto (in accordo con il marito) la clausola di non avere altre mogli, tale condizione sarà valida e dovrà essere rispettata.La moglie avrà, così, il diritto di annullare il matrimonio nel caso in cui il marito non rispetti la parola data.
fonte:https://www.fivedabliu.it/
mercoledì 27 novembre 2024
Dubai: la sua storia
rif: https://www.scopridubai.it/storia
sabato 21 settembre 2024
La poligamia nell'Islam. parte seconda
Quattro sono i principali motivi evocati per giustificare la poligamia all’interno del mondo islamico ed arabo-islamico:
— Malattia grave ed incurabile della moglie. Nel caso in cui la moglie si ammali e sia impossibilitata ad avere una vita sessuale sana e regolare, il marito può prendere una seconda moglie, ma non volendo ferire la prima e desiderando dimostrarle riconoscenza, non divorzia da lei abbandonandola a sé stessa, visto che proprio a causa della sua malattia non potrà più risposarsi. Egli la manterrà quindi sotto la sua tutela morale ed economica, in particolare se gli ha dato dei figli.
— Sterilità della prima moglie. Lo stesso ragionamento vale anche nel caso di sterilità della prima moglie. Considerando che la donna non è per nulla responsabile, l’uomo può decidere di non divorziare. Ciò anche perché nella società araba è molto difficile per non dire impossibile che una donna divorziata a causa della sua sterilità possa trovare un marito. Se avverte il desiderio imperioso e legittimo di paternità, l’uomo può prendere una seconda moglie in grado di dargli dei figli.
— Freno alle relazioni extraconiugali. Per quanto a prima vista la cosa possa sembrare strana, nell’Islam la poligamia può costituire una soluzione al fenomeno delle relazioni extraconiugali, assolutamente vietate ad entrambi i sessi. Invece di figurare, per la religione e la società, come amante e non godere quindi di alcun diritto, oltre ad esporsi a critiche ed anche a pene severe, la donna preferisce sposarsi e condividere il marito con l’altra moglie. Essendo moglie a tutti gli effetti, la donna sarà tutelata dalla legge, darà ai suoi figli un padre e si garantirà accettazione sociale e sicurezza economica. L’uomo, dal canto suo, scegliendo la poligamia, non commette peccato per la religione né scorrettezza dinanzi alla società, come invece accadrebbe se decidesse di prendersi un’amante.
— Servizio alla comunità e al riequilibrio demografico. In caso di conflitti armati che durano anni, la società subisce un drastico sbilanciamento tra i due sessi per la morte di centinaia di migliaia di uomini con il risultato che circa altrettante donne, ancora giovani, vedono svanire la possibilità di trovare una figura maschile con cui fondare una famiglia o rimangono vedove, con o senza figli. Queste donne sarebbero condannate alla solitudine perché, se in Occidente la donna può comunque vivere la propria vita sessuale e magari anche decidere di avere figli senza doversi necessariamente sposare, ciò non è assolutamente possibile per le donne musulmane. È chiaro quindi che se la monogamia fosse regola imprescindibile, un gran numero di donne arabe musulmane sarebbero condannate ad una vita solitaria, dovendo rinunciare, insieme al matrimonio, alla sessualità e alla maternità.
fonte:https://www.fivedabliu.it/
domenica 25 agosto 2024
La moschea di fango di Larabanga
Nel nord del Ghana, nel distretto di Gonja Ovest, c’è una cittadina che si chiama Larabanga ed è nota per la moschea di fango realizzata nel 1421 in stile sudano-saheliano. E’ la moschea più antica del paese e tra le più vecchie dell’Africa Occidentale. Costruita con fango e canne, ha due torri di forma piramidale, dodici contrafforti di forma conica sull’esterno e legni orizzontali. Essendo realizzata con materiale deperibili, ogni anno richiede lavori di restauro, soprattutto dopo la stagione delle piogge. Tutti questi lavori di mantenimento ne hanno in parte modificato il design iniziale. Una tempesta del 2002 ha distrutto il minareto che è stato poi ricostruito grazie a una serie di fondi stanziati dal World Monuments Fund. I lavori di restauro hanno anche interessato l’intonaco cementizio e le strutture in legno che sono state sostituite. Racconti leggendari si sono tramandati da generazione in generazione, riguardo la nascita di questa moschea, si narra infatti che fu commerciante musulmano di nome Ayuba a ricevere in sogno le istruzioni per costruire la moschea. Ma quando si svegliò, trovò già le fondamenta realizzate per cui dovette solo completare l’opera. Ayuba sarebbe sepolto sotto un albero di baobab accanto alla moschea. Un’altra leggenda racconta, invece, che Larabanga fu fondata da Yidan Brajmah chiamato Ibrahim, arrivato in Ghana da Medina in aiuto di Ndewura per conquistare nuovi territori. In cambio di questo sostengo, a Ibrahim venne concesso di insediarsi in un luogo di sua scelta di tutto il regno. Dalla pietra mistica, considerata ancora oggi miracolosa e posta al centro di Larabanga, Ibrahim scagliò una lancia in cielo che cadde in una pianura in cui oggi si trova la moschea dove è conservata una copia del Corano e si narra che sia arrivata dal cielo su richiesta del fondatore. Ogni anno, in visita, arrivano pellegrini provenienti da tutta l’Africa.
lunedì 15 luglio 2024
La poligamia nell'Islam. Parte prima
La poligamia costituisce una realtà ben consolidata nella tradizione islamica. Gli uomini possono avere fino a 4 mogli contemporaneamente mentre le donne possono avere solo un marito. Il versetto del Corano recita questo:“…Le donne sposatele, quelle che vi vanno a genio, due o tre o quattro, e se temete di non riuscire ad essere giusti, sposatene una sola” (Sura Al Nisaa’ IV vers. 3). Il matrimonio si contrae con una donna alla volta, nel corso della vita poi, a volte a distanza di anni, l’uomo può sposare altre donne. Spetta dunque all’uomo, secondo le proprie inclinazioni, decidere se limitarsi ad una moglie sola o ad usufruire appieno della licenza divina. Nel versetto citato, Dio pone come unica condizione alla poligamia la giustizia, ossia l’equità. Qualora l’uomo non si reputi in grado di trattare tutte le sue mogli con equità, dovrà limitarsi a prendere una sola moglie. Rispettare le condizioni di totale e assoluta equità è quasi impossibile; lo afferma un altro versetto del Corano: “Non riuscirete mai a essere del tutto imparziali fra le vostre mogli, anche se lo desiderate vivamente…” (Sura Al Nisaa’ IV vers. 129). Infatti, non solo ogni moglie deve avere esattamente ciò che hanno le altre - quindi quattro appartamenti, a meno che la casa del marito non sia sufficientemente grande per accoglierle tutte, quattro vacanze, quattro regali di anniversario e via dicendo - ma anche, e soprattutto, deve essere equo il tempo che il marito dedica alle consorti. L’unico aspetto per il quale non è richiesta l’equità è il sentimento. È infatti impossibile controllare i propri sentimenti e l’inclinazione del proprio cuore, ma Dio stesso raccomanda all’uomo che ha fatto la scelta della poligamia di non dedicarsi completamente ad una moglie trascurando le altre.
fonte:https://www.fivedabliu.it/
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