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mercoledì 19 marzo 2025

La danza Al Ayyala


Al Ayyala è una delle danze tradizionali più celebri degli Emirati Arabi Uniti e viene eseguita da uomini e ragazzi in occasione di matrimoni, feste nazionali e altre celebrazioni. Le sue origini risalgono alle tribù beduine del deserto arabo. La danza rappresentava le loro tradizioni guerriere simboleggiando unità, forza e vittoria in battaglia. Gli uomini, con bastoni che raffiguravano le spade, si muovevano con passi sincronizzati per dimostrare la loro prontezza al combattimento o alla difesa della tribù. Nel tempo, Al Ayyala si è evoluta in una performance cerimoniale che celebra la pace, il patrimonio e la solidarietà. Il tamburo è centrale per quesa danza. Vengono utilizzati tamburi tradizionali come il takhmir e il ras, che con ritmi profondi  guidano i movimenti e i ballerini ondeggiando avanti e indietro a tempo con i tamburi, creano un senso di unità. A volte, l'esibizione è accompagnata dal nafir, un lungo strumento di ottone che produce un suono acuto: i movimenti sono spesso lenti e costanti. I ballerini sollevano i loro bastoni e fanno gesti specifici come se simulassero scene di battaglia o si preparassero per una battuta di caccia. Ogni artista esegue movimenti alternati con la testa, le spalle, le braccia e le canne per suggerire la vittoria o la sconfitta cantando versi, solitamente tratti dalla poesia nabatea, sui temi della cavalleria e del valore. Ad accompagnare l'esibizione c'è anche un gruppo di uomini noti come yaweela nel dialetto emiratino (il nome implica movimento), che si muovono in un ampio cerchio, camminando a ritmo e agitando bastoni. Le scuole e le istituzioni culturali incorporano la danza Ayyala nei loro programmi di educazione artistica, dai corsi di danza per principianti ai livelli avanzati, gli studenti imparano i passi e i ritmi intricati della danza. Agli studenti si insegna non solo i movimenti fisici, ma anche il significato culturale. Questo approccio assicura che la danza tradizionale rimanga vibrante e rilevante per le generazioni future. 

giovedì 22 febbraio 2024

Le danze turche



La musica popolare turca, originatasi nelle aree steppose dell’Asia centrale e tramandata grazie agli asik, che cantavano di villaggio in villaggio, si basa su una scala di 24 note per ottave, anziché 12, influenzando i ritmi che sono derivati da questa radice comune. Su questa musica e su queste melodie di difficile esecuzione si sono innestate una serie di danze, nate nei diversi villaggi turchi, ognuna delle quali rispecchia caratteristiche tipiche del luogo in cui ha avuto origine. Pur ritrovando, infatti, un denominatore comune nello stile e nel ritmo e in parte nei movimenti, ogni regione ha la sua danza, in cui confluiscono tradizioni e aspetti culturali peculiari di quella regione. Ecco quindi che nella regione dell’Anatolia centrale, meridionale e sud orientale si balla l’halay, in cui un danzatore guida la danza agitando un fazzoletto. Sempre nell’Anatolia centrale è diffusa un’altra danza ancora, la danza del cucchiaio, in cui danzatori di entrambi i sessi fanno risuonare coppie di cucchiai di legno a ritmo di musica. Nella Tracia invece, cioè nella parte europea della Turchia, è tipica la Karsilama, ossia la danza dell’accoglienza di origine balcanica. E poi ancora, nella regione dell’Egeo, troviamo le danze zeybek, eseguite da danzatori soli oppure in compagnia che simboleggiano l’eroismo e il coraggio. Nelle regioni del Mar Nero è invece di casa la danza horon, una danza molto vigorosa in cui gli uomini, solitamente vestiti di nero, si tengono sottobraccio e si muovono seguendo le vibrazioni del “kemence”, una forma primitiva di violino.

martedì 24 dicembre 2019

Hagalla: la danza del corteggiamento.


L’Hagalla è una danza beduina di corteggiamento. Viene ballata dalle donne in età da marito nel deserto sahariano a cavallo del confine tra l’Egitto e la Libia. Durante le grandi feste di celebrazione, le ragazze hanno il diritto di scegliere il futuro marito, ballando di fronte ad una fila di ragazzi che battono le mani. Questa danza può essere praticata con un bastone o un fazzoletto e in questo caso la donna porgerà l’altro lato del bastone o l’altra punta del fazzoletto al prescelto, danzandogli attorno. Se lui accetterà il corteggiamento, offrirà alla ragazza un braccialetto. La musica che accompagna il ballo è suonata con strumenti tipici come , il tabla, il duff, il nay e il rababa.
Nel tempo il costume è cambiato: l’abito è colorato, lungo e intorno ai fianchi è attaccata una specie di gonna con due enormi volant, i quali accentuano i passi. I capelli sono coperti da un lungo foulard.
Il nome della danza prende spunto dall’ hagall, un uccello tipico del deserto del Sinai che, durante il suo volo lungo il deserto, fa una divertente camminata sulla sabbia bollente, ecco perché la parola hagalla viene tradotta come “salto, sobbalzo”.

venerdì 12 aprile 2019

La danza della melaya.




La danza della melaya è una danza folcloristica che deve il suo nome alla melaya, ossia lo scialle nero con cui viene ballata. Vede le sue origini nella regione di Alessandria d’ Egitto. In questa città di mare, dove si dice che la gente abbia un temperamento particolarmente allegro, le donne usavano coprirsi con un telo scuro e pesante detto appunto "melaya “ con il quale si nascondevano dagli sguardi indiscreti degli uomini, ma allo stesso tempo lo usavano anche come strumento di seduzione, un accessorio con cui giocare al "vedo non vedo" durante il rituale del corteggiamento. Nasceva così questa danza briosa e piena di energia, che simula il corteggiamento tra un uomo e una donna, con la donna che si ritrae dalle avance dell’uomo, nascondendosi, ma con maliziosa maestria, dietro al suo scialle nero, giocando tra la timidezza, il disdegno e la provocazione.
L'abbigliamento è legato alla tradizione; la danzatrice solitamente indossa la gallabiyya, un tradizionale abito lungo, il mandil, un fazzoletto adornato con ponpon e sistemato sul capo, e infine la melaya, lo scialle nero di ampie dimensioni.
La coreografia vede gli uomini (solitamente pescatori) seduti ai tavolini di un caffè, che bevono  e fumano con le loro shisha. Le donne invece competono per l'attenzione flirtando. Si avvolgono la melaya intorno al corpo ed iniziano a danzare coperte per suscitare curiosità, poi, man mano, si scoprono, giocando di continuo con lo scialle, roteandolo con vigore intorno al corpo ed eseguendo varianti che a volte mettono in evidenza i movimenti del bacino e a volte quello delle braccia e dei passi, mentre le mani trattengono abilmente il telo nero.
Alla fine, gli uomini e le donne ballano insieme. Il tutto con ammiccamenti, moine, giochi di sguardi, che rendono questa danza particolarmente divertente e sbarazzina.
Il costume maschile è quello tipico del pescatore, tra cui un pantalone nero, un maglione, un gilet multicolore e un cappello bianco da pescatore.

venerdì 15 dicembre 2017

Danze tradizionali del Marocco


ahidous
Le danze nel Marocco sono differenti a seconda delle aree geografiche in cui sono nate e si sono sviluppate. Una danza tipica delle regioni del Medio Atlante è l’ahidous, diventata quasi la danza nazionale del Marocco, data la sua diffusione. È una danza di origine berbera in cui uomini e donne si dispongono in cerchio attorno ai musicisti, alternati, cantando in antifona strofe di canti tradizionali berberi. I musicisti suonano uno strumento tipico, il bendir, un tamburo di origine orientale senza sonagli. Lo si danza in ogni occasione festiva, in particolare nelle feste principali, alla fine della Festa del sacrificio (Eid - al Adha) e nei giorni delle nozze; inoltre, d'estate, dopo la mietitura, quasi tutte le sere nei villaggi.


ahouach

Nelle regioni a sud, invece, nell’Anti Atlante, è diffusa la danza ahouach, una danza simile all’ahidous ma meno complessa. A ballare sono soltanto le donne che, in abiti dai mille colori, si dispongono attorno ai musicisti, ondeggiano, battono le mani e rispondono ai ritornelli cantati dagli uomini.

guedra
Scendendo ancora più a sud, nelle zone del Marocco sahariano, tra il popolo tuareg,  è tipica la guedra, danza che prende il nome dal tamburo che ne scandisce il ritmo. Questo tamburo è in realtà una grossa pentola di terracotta che viene trasformata in uno strumento a percussione. Accerchiata da un piccolo gruppo di uomini che suonano, una donna in mezzo al cerchio, inginocchiata e coperta da un velo nero, danza seguendo il ritmo impresso dai tamburi, i movimenti delle braccia, della testa e delle mani diventano sempre più frenetici fino a cadere in una sorta di trance e di ipnosi sensuale e travolgente. 
Anticamente la guedra era rituale di guarigione e benedizione. Il rituale inizia con il tamburo suonato ad un tempo lento che ricorda il battito del cuore. Questo è accompagnato da battimani e canti che nella tradizione africana si dicono “chiamata e risposta”. La ballerina indossa un kaftano avvolto da un lunghissimo tessuto chiamato 'haik', appuntato sulla clavicola con fibule (vecchie spille di sicurezza romane), un complesso copricapo di conchiglie di ciprea e perline, con i capelli strettamente intrecciati e incorporati nel copricapo. Un velo blu o nero copre la testa e il viso e una grande collana "magica" è posta sopra questo velo, attorno al collo. Spesso la danzatrice inizia a muoversi ipnoticamente da una posizione eretta, che è chiamata T'bal e le mani seguono il ritmo con piccoli movimenti. E’ quando la ballerina si posiziona in ginocchio che si parla di guedra . All'aumentare del tempo, aumentano anche i movimenti delle mani e delle braccia che segnano le quattro direzioni: Nord, Sud, Est e Ovest; i quattro elementi: Fuoco (il sole), Terra, Vento e Watesun (la sabbia), il passato il futuro, il fegato, l'anima e tutti i presenti che ricevono le benedizioni della danzatrice. Con il crescendo della danza, iniziano anche l'ondeggiamento e il rigirarsi della testa da un lato all'altro, i sollevamenti e le cadute del torace e infine viene rimosso il velo dalla faccia e dalla testa.

domenica 25 settembre 2016

La danza dei Dervisci Rotanti


Il Samâc (in turco, Semà), detto anche “la danza dell'estesi”, o cerimonia dei Dervisci Rotanti, ha antiche origini afgano-persiane, anche se oggi viene praticata soprattutto in ambito turco, dove si è diffusa a partire dal XIII° secolo.
Questa danza ha un profondo significato mistico ed ogni suo aspetto rimanda a precisi simboli, come il cappello conico, che simbolizza una lapide tombale, oppure il tappeto rosso dove, il maestro, siede per guidare la danza e che rappresenta il tramonto del giorno in cui il maestro Rumi morì.
I danzatori sono vestiti con un mantello nero (l'ignoranza che opprime l'uomo), ma tale mantello cade quando inizia la cerimonia per rivelare una candida tunica, simbolo della purezza e del sudario.
La danza da lieve diventa sempre più frenetica, con i Dervisci che ruotano sull'asse del proprio piede sinistro mentre le tuniche creano dei candidi coni, la mano alzata a congiungersi con Dio, fino a produrre uno stato di estasi.Quando questo stato è raggiunto, la musica dei percussionisti, dei cantanti e dei musicisti si ferma ma i dervisci, nel loro stato di estasi, continuano a roteare nel silenzio. (Si dice che quando un derviscio raggiunge l'estasi, può accadere che i suoi piedi non tocchino terra).  Al termine un suono di flauti richiama i Dervisci. La musica che accompagna questa danza è dominata infatti dal nay (flauto verticale) che ha un ruolo mistico nella musica turca, dai Küdum (piccoli timpani in cuoio ricoperti di pelle di capra) e dagli halile (piatti in rame). Il canto cerimoniale è basato soprattutto su poemi tratti dal Masnavi o da altri scritti di Rûmi. Queste danze, secondo i Dervisci Rotanti, sono il loro modo per  allontanare la mente da ogni contatto con le cose terrene e per far si che le loro anime si allontanino dai corpi così da potersi riunire a Dio. L'educazione di un derviscio è particolarmente ardua e consiste in 1001 giorni di penitenza e prevede il digiuno e la meditazione. Per apprendere la loro danza, i Dervisci bloccano due dita del piede al pavimento; in questo modo essi imparano a mantenere regolare e disciplinata la loro rotazione. Mentre rotea il Derviscio appoggia il suo peso sul piede sinistro e allorché la rotazione acquista velocità, sulle dita del piede sinistro, mentre la gamba destra dà slancio alla rotazione. Per evitare il capogiro, il derviscio tiene la testa leggermente inclinata verso destra e gli occhi fissi sul palmo della mano sinistra. " Molte strade portano a Dio. Io ho scelto quella della danza e della musica"


martedì 3 maggio 2016

Raqs el Saif, la danza che dona la libertà.



La danza "Raqs el Saif" affonda le sue radici nei tempi lontani e scintillanti di ori dei sultani ottomani. Le donne che vivevano nell’harem del sultano, vendute da familiari o rapite come bottino di guerra, odalische seminude, in questo serraglio di passione e voluttà, per pochi istanti danzanti, sfidavano la loro condizione di donne schiave e prigioniere rivendicando con elegante spudoratezza la libertà del loro animo ( "si può tenere una spada sopra la mia testa, ma io sono libera nella mia anima"). Si divertivano a sottrarre le spade ai loro carcerieri che adagiavano sulle loro teste, in equilibrio. In questa posizione continuavano ad eseguire la loro danza, fatta di passi così piccoli, da risultare quasi impercettibili, ma sensuali e morbidi. In questo modo fermavano quasi il tempo e lo “usavano” per stare ferme, per stare sulla scena, con aria di coraggiosa sfida e sguardo alto, ballerine impavide e simbolicamente libere. Nel breve tempo della "Raqs el Saif".


mercoledì 5 agosto 2015

Musica e danze tradizionali negli Emirati Arabi


   
La musica e la danza sono arti ben radicate nella tradizione culturale araba e anticamente erano forme di intrattenimento per i manovali e i pescatori di perle. 
Si narra che una figura professionale di mastro cantore, il nahaán, fosse assegnata a bordo dei daw per intrattenere i tuffatori impegnati nella pesca delle perle, il quale dava il via al canto e l’equipaggio vi si univa mentre lavorava. Strumenti musicali tradizionali come il dumbek, fatto di ceramica e pelle di capra, fungevano da percussioni che accompagnavano quasi tutte le danze, mentre l’oud era uno strumento a corda molto utilizzato negli accompagnamenti musicali.
Ad Abu Dhabi la musica e la danza, così come in molte altre culture del mondo, erano la tradizionale espressione di gioia e celebrazione durante occasioni come i matrimoni, i festeggiamenti in onore di vittorie e raccolti proficui di perle
L’ayallah è una tradizionale forma di danza che simula scene popolari di battaglia che viene eseguita ancora oggi dai giovani del luogo, soprattutto in occasioni speciali come i matrimoni o particolari anniversari e addirittura durante certi convegni; i partecipanti alla danza si dispongono in 2, 3 o 4 file brandendo dei bastoni a mo’ di spade e, in file alterne, si muovono avanti e indietro a simboleggiare la vittoria e la sconfitta. Harbiyah è un’altra danza tradizionale che raffigura la vittoria e celebra l’orgoglio del potere e del coraggio e viene talvolta eseguita da giovani del luogo per dare inizio a dei festeggiamenti o inaugurare un convegno.


mercoledì 3 settembre 2014

Una danza chiamata dabka


La dabka (in arabo: دبكة) è una danza folkloristica popolare prevalentemente maschile diffusa nei paesi del Medio Oriente, soprattutto in Libano, Siria, Palestina e Iraq. Il nome deriva dal verbo arabo yadbuk che significa battere i piedi per terra; i danzatori infatti battono i piedi per terra con marce e ritmi che cambiano al variare del ritmo della musica. La danza rappresenta l'amore per la propria terra e soprattutto l'unione tra le persone; esprime sentimenti di gioia e viene praticata in occasioni felici, come matrimoni, ma anche nascite e giornate di raccolta.
Si danza sempre in gruppo e i danzatori disposti in cerchio o semicerchio, procedono in fila indiana, ognuno con la mano destra nella mano del danzatore precedente e la sinistra tenuta di solito dietro la schiena del danzatore seguente.  Il primo della fila (di solito il più esperto nella danza) è il conduttore del ballo e tutti gli altri lo seguono al ritmo della musica, sempre accompagnata da strumenti a percussione classici arabi, come la darbouka. La danza non ha regole precise: l'improvvisazione è molto praticata, ma quando si gira in tondo bisogna sempre ruotare in senso antiorario. La dabka non è soltanto accompagnata dalla musica, ma anche da canzoni e le danze sono spesso precedute da particolari poesie, le mawwal, caratterizzate da rime e parole con doppio o triplo senso. Tra i palestinesi si ballano  soprattutto due tipi di dabke, il shamaliyya e il sha’rawiyya, mentre il niswaniyyah è ballato soprattutto dalle donne. 
Ci sono sei tipi principali di dabke:
-Al-Shamaliyya (الشمالية): è probabilmente il più famoso tipo di dabka. Si compone di un lawweeh (لويح) a capo di un gruppo di uomini che si tengono per mano e ballano formando un semicerchio. Il lawweeh deve essere particolarmente abile nella precisione e nella improvvisazione. In genere, la dabka inizia con un un assolo per poi continuare con due cantanti che accompagnano la musica. Questa è la forma più popolare di dabka ballata per feste in famiglia come matrimoni, circoncisioni, il ritorno di viaggiatori, il rilascio dei prigionieri, e anche per le festività nazionali.     
-Al-Sha’rawiyya (الشعراوية): è ballata esclusivamente da uomini ed è caratterizzata da ritmi forti. Il lawweeh è l'elemento più importante in questo tipo di dabka.
-Al-Karaadiyya (الكرادية): è caratterizzata dalla mancanza del lawweeh e da un movimento lento con un azif (عازف) (flautista) al centro del cerchio.
-Al-Farah (الفره): è uno dei tipi di ballo più attivi e richiede un alto livello di forma fisica.
-Al-Ghazal (الغزل): è caratterizzata da tre forti calpestii del piede destro ed è di solito faticoso per chi danza.
-Al-Sahja (السحجة): è una danza popolare palestinese e giordana che si balla soprattutto nel nord e centro Israele e nei Territori palestinesi. Nel sud invece si hanno altri due tipi di dabka: As-Samir (السامر) e Al-Dahiyya (الدحية). As-Samir coinvolge 2 file di uomini che si fronteggiano, in competizione con la poesia popolare, a volte le rime sono improvvisate e si scambiano anche insulti, gareggiando in bravura. 
Al-Dahiyya è una versione beduina dello stesso tipo, in cui vi è un ballerino professionista che danza tra due pareti opposte di uomini che sono in competizione per attirare  la sua attenzione. Al-Sahja di solito si balla la sera prima della festa di nozze dello sposo (zafat al-'arees), con la partecipazione della maggior parte degli uomini del villaggio.
La Oxford Encyclopedia Internazionale di Danza menziona anche altri due tipi di dabka: 

Il Murdah originariamente eseguita dalle donne nel Golfo, mentre gli uomini della comunità erano in mare per la pesca. Qui vi sono due linee di ballerini che si muovono l'uno verso l'altro con piccoli passi per poi ritirarsi. La musica è accompagnata da distici in rima che sono, in gran parte, lamenti per i propri cari assenti.
Il Ahwash (fr. ahouache) eseguita dalle tribù berbere marocchine dell’Alto Atlante. I ballerini formano un cerchio o un’ellisse  comprendenti una o più linee curve di uomini e una o più linee curve di donne, intorno a batteristi maschi. Una linea recita una poesia e l'altra linea risponde con un altro poema; poi tutti si muovono al ritmo dei tamburi. Una danza simile in Marocco è il Dukkala. Un uomo e una donna uno di fronte all'altro gareggiano per vedere chi riesce a ballare più a lungo.

video: https://www.youtube.com/watch?v=46Hiz0j-XB0

lunedì 24 febbraio 2014

Arabia Saudita: la danza delle spade


In Arabia Saudita, la musica e le danze tradizionali, rievocano le melodie senza tempo e le cantilene dei poeti beduini, insieme ai versi epici dei suoi cantori. 
Pur variando da regione a regione, la musica folcloristica ha un denominatore comune rappresentato dalla danza delle spade, ballo eseguito da soli danzatori uomini. Meglio noto con il nome di "Ardha", lo spettacolo è originario del Najd e raccoglie, in un'unica rappresentazione di sapore antico, ballerini, musicisti e un poeta, che funge da voce narrante. I danzatori con le spade si affiancano spalla a spalla formando un cerchio intorno al poeta, che inizia a decantare versetti epici tradizionali, secondo un ritmo cadenzato dai suonatori di tamburo.  Le tre figure presenti nella coreografia, l’uomo guerriero, il poeta e l’arma bianca, sembrerebbero rievocare le antiche scorrerie che hanno devastato il paese, simboleggiando il temperamento allo stesso tempo combattivo e poetico dei beduini.

lunedì 20 maggio 2013

La danza cabila


Originaria della Turchia, la musica cabila ha attraversato tutto il Medio Oriente sino a giungere in Algeria, tra le montane della Cabilia, regione abitata prevalentemente da berberi, da cui ha preso il nome. E’ proprio da questa musica che nasce una danza gioiosa e coinvolgente la cui esecuzione è riservata alle donne. La danza cabila, così si chiama questo ballo, è legata alla celebrazione della raccolta delle olive. Accompagnate dai ritmi ossessivi dei  “tbal” ( tamburi di pelle di pecora) e dei “bendir” ( tamburelli), dal suono un po’ stridente delle “irette” (sorta di trombette) e dai richiami gioiosi delle donne (youyou), le danzatrici sembrano scivolare sul pavimento spinte dal ritmo cadenzato del bacino e da movimenti  rapidi e secchi dei fianchi. Anfore portate in equilibrio sulla testa o foulard dalle frange folte e colorate accompagnano la danza sottolineando il movimento dei fianchi, supplendo allo scarso uso delle braccia proprio di questa tradizione.  E’ una danza molto difficile da eseguire in quanto richiede un totale controllo dei muscoli inferiori e allo stesso tempo lo sforzo di apparire leggere e armoniose. Affascinano e colpiscono gli ampi e coloratissimi costumi tradizionali utilizzati per la danza: la djebba, la foudha, vera e propria divisa delle donne berbere, l’h’zam, una cintura composta da fili di lana intrecciati e culminanti in variopinti pon pon che valorizzano e amplificano il movimento dei fianchi e il mharma, foulard triangolare, nero o a motivi floreali, che copre i capelli ed incornicia il viso. Non mancano, per finire, i gioielli in argento e corallo (o a volte monete e conchiglie) che ornano il corpo della danzatrice.

http://granellidisabbia-najim.blogspot.it/p/video.html